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Mercoledì 22 Febbraio 2017
Al teatro Verdi di Trieste successo per l'opera di Rossini. Grandi applausi per il barbiere più famoso del mondo.

E’ andata in scena la prima del “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini tra i lunghi applausi del pubblico al teatro Verdi di Trieste. Tra gli interpreti Figaro ha saputo convincere in maniera piena e ricevere lunghe ovazioni.
Buon livello per il cast che ha messo in scena la prima de “Il barbiere di Siviglia” al teatro Verdi di Trieste. Come da copione, è stato rispettato il successo di pubblico previsto e annunciato per quell’opera buffa in due atti di Gioacchino Rossini, che normalmente riempie ogni teatro.
Anche a Trieste l’opera ha incontrato un’indiscussa approvazione, comprovata dai lunghi applausi a scena aperta e dalla calorosa approvazione a fine spettacolo.
Il Figaro, Mario Cassi, un basso coinvolgente ha saputo conquistarsi il pubblico fin dall’inizio. Nella cavatina “Largo al factotum” ha raccolto lunghi applausi per la bravura nella sua interpretazione. Sul palcoscenico, Mario Cassi con la sua voce chiara e con il suo elegante fraseggio, ha saputo emozionare, non solo come da copione e per il ruolo di Figaro, ma per essersi calato nella parte in maniera eccellente, anche nel più importante palcoscenico triestino.
La maliziosa Rosina interpretata da Aya Wakizono, al suo debutto a Verdi di Trieste, è stata convincente. Con la sua interpretazione ha dimostrato di avere un talento ottimale per il repertorio rossiniano. La Wakizono con la sua perfetta “tecnica italiana” e grazie alla sua agilità canora, dopo aver conquistato il pubblico di molti teatri italiani, ha saputo coinvolgere in maniera appassionante anche la platea tergestina.
Giorgio Giuseppini, è stato applaudito calorosamente nella sua interpretazione quasi perfetta del subdolo Basilio. Nel suo personaggio divertente, è doveroso rilevare come sia intervenuto in maniera eccellente ne “La calunnia è un venticello”. Ha saputo interpretare in modo pieno il suo ruolo nell’universo rossiniano.
Domenico Balzani che interpretava il Don Bartolo, con una voce piena ha saputo conquistare il pubblico specie nell’aria “A un dottor della mia sorte”.
Il tenore Giorgio Misseri nel ruolo non facile del Conte d’Almaviva, ha convinto il pubblico, in un crescendo che ha saputo conquistarsi gli applausi soprattutto nel secondo atto dell’opera. Forse la sua giovane età non gli ha consentito una brillante interpretazione nel primo atto. E a questo ha saputo porre rimedio in modo soddisfacente con le arie del secondo atto. Si può dire che dopo una partenza lenta ha ben saputo riprendersi la scena.
E’ stata apprezzata dal pubblico, la scelta della regia di Giulio Ciabatti e delle scene di Aurelio Barbato, di non cedere a tentazioni moderniste, presentando un allestimento classico. La scelta tradizionale ha dato al “barbiere”, una naturalezza che l’ha resa viva e fruibile. Gli scorci di Siviglia hanno dato il senso della grandezza, con un’accentuazione anche dei piccoli dettagli.
Allestimento che era già stato apprezzato, nell’estate del 2016, anche sul palcoscenico di Dubai proprio grazie al teatro lirico del Verdi.
Qualche appunto si deve fare al maestro Francesco Quadrocchi, che non sempre ha saputo dimostrare appieno quell’energia che Gioacchino Rossini voleva per una delle sue più famose opere. Forse si potrebbe parlare di una sorta di debolezza nei crescenti rossiniani; ma in complesso la sua direzione è stata buona.

(La recensione di riferisce alla prima del 10 febbraio)

Mauro Bonato




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