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Curiosità

Florido municipio Romano, Trento vive la sua età dell'oro con l'istituzione del principe-vescovo, dall'anno dell'istituzione, nel 1027 (ad opera dell'Imperatore Corrado II), fino all'apogeo nel cinquecento (sotto Bernardo Cles). L'ultimo principe vescovo è del 1800.

Il Duomo di San Vigilio, teatro del Concilio di Trento, è una imponente fabbrica romanica, iniziata nel 1212 da Adamo d'Arogno, appoggiata al bell'edificio pubblico del Castelletto. La leggenda narra che la campana della torre di San Romedio, che spicca graziosa dalle merlature a coda di rondine che ornano la cornice del Castelletto, abbia rintoccato da sola per annunciare a Vigilio, vescovo evangelizzatore di Trento, la sua morte.

Tra il 1545 ed 1563 si tenne a Trento il famigerato Concilio Tridentino. Il concilio fu inizialmente indetto da Paolo III con l'intento di ricomporre la frattura in seno al mondo cristiano generata dalla Riforma di Lutero, ma prevalsero presto posizioni di chiusura sia verso le istanze moralizzatrici dei protestanti avverse alle pratiche simoniache (cioè corrotte) del clero romano, sia verso le tesi di riforma teologica di stampo neoagostiniano proposte da Lutero. La Chiesa post tridentina si caratterizzò per un atteggiamento molto severo appunto noto come controriformista.

La chiesa di San Francesco, costruita dal gesuita trentino Andrea Pozzo, è un capolavoro tardo barocco, ed è un simbolo della controriforma. I gesuiti, fondati da Sant'Ignazio di Loyola, furono l'ordine controriformista par exellance; facevano un voto particolare di fedeltà al Papa e si prodigavano attraverso l'educazione e l'istituzione delle scuole per formare giovani imbevuti dell'ortodossia cattolica. Contro il classicismo rinascimentale, o il misticismo gotico nordico, i gesuiti e i controriformisti adottarono l'arte barocca, come espressione di ricchezza, decoro ed illusione atte a simboleggiare la forza della chiesa, quasi ad incutere rispetto nei fedeli con visioni di truculenti martirii. Quasi in ogni città delle nazioni cattoliche ci fu, infatti, una chiesa del Gesù, che riproduceva l'estetica (per riprodurne l'etica) della prima, archetipica (cioè d'esempio) in Roma. Andrea Pozzo rappresentò bene questo stile tanto da essere chiamato a dipingere la Chiesa di Sant'Ignazio a Roma.

Il Castello del Buon Consiglio, sviluppatosi nei secoli attorno una prima torre duecentesca, è uno scrigno di opere d'arte; come la Loggia del Romanino che l'affrescò, presso il cortile dei Leoni; i soffitti della sontuosa biblioteca, dipinti da Dosso Dossi; la severa Torre dell'Aquila, con il celebre Ciclo dei Mesi, capolavoro del gotico internazionale ad opera di un anonimo artista boemo, che descrive la graziosa vita cortese fatta di cacce e libagioni. La caccia era una delle attività ricreative più in voga nel medioevo, probabilmente diffusasi ad opera delle popolazioni nordiche e germaniche che esaltavano la forza tra le virtù virili, laddove il mondo classico, in genere, decantava la medietas (moderazione) e la temperanza. Si diffuse così l'abitudine ad imbandire deschi pantagruelici, che i latini avrebbero bollato come pranzi di Trimalcione, ovvero da ingordi e smodati, il che portò ad una larga diffusione presso i nobili della gotta, malattia generata dall'abuso di carni, che infatti si è sempre associata alla nobiltà.

Il turrito Palazzo delle Albere ospita il Mart, Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto che offre uno delle migliori collezioni d'arte italiana del novecento.

Crocevia fra mondo latino e nordico, il sincretismo stilistico di Trento la rende unica. Si visiti la bella chiesa di Sant'Apollinare, con la sua lunga e appuntita facciata, così schiettamente germanica; essa ospita una pala di Albrecht Altdorfer, campione dell'arte rinascimentale tedesca, che con i suoi vividi rossi e blu che bucano le ombre, manifesta la tipicità espressionistico-luministica della propria cultura.

Trento patriottica ed irredentista. L'irredentismo era quel movimento che voleva sottrarre le terre irridente allo straniero, nel nostro caso Trento agli austro ungarici. Cesare Battisti, eroico trentino, alimentava la causa irredentista con giornali e pubblicazioni, arrivando ad iscriversi nell'esercito italiano, fu infine accusato di tradimento dagli austriaci. Avrebbe potuto ritrattare ed abiurare, ma non lo fece, venendo impiccato nel Castello del Buon Consiglio e morendo come un patriota.

Mangiare e bere a Trento. Famosi sono i canederli in brodo, versione italiana dei tirolesi knoedel, per secondo un bel tronco di pontesel a base di salsiccia in umido o vari brasati al Teroldego, selvaggina, cacciagione, trote, varie specialità di reminescenza asburgica (è diffuso anche il gulash, difatti) e lo speck, salume che ha riscosso successo su tutte le tavole italiane.
Grazie al particolare microclima delle valli, il vino della regione e dell'area di Trento in special modo, è di elevatissima qualità: Marzemino, Teroldego, Traminer, Mueller Thurgau e lo Spumante, realizzato con un metodo non a caso chiamato Trento Classico.

La vicinanza col mondo germanico fa di Trento un ottimo posto anche per la birra. La birreria Pedavena è rinomata per produrre birre artigianali non filtrate né pastorizzate di tipo tedesco: lager prodotte secondo le "regole di purezza" (disciplinare bavarese del 1516) e weizen (birre di frumento).

Più della metà del territorio provinciale trentino è sottoposto agli usi civici, reliquato di un antico uso comunistico del territorio, che in buona parte dell'Europa sono morti fra 1200 e 1400, col fenomeno dell'enclosures. Questa singolare situazione è al centro dell'attività di ricerca del Centro Studi e Documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive dell'Università degli studi di Trento.
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