IL LAVORO IN CARCERE COME RESPONSABILITA’ COLLETTIVA, UN PERCORSO VERSO IL REINSERIMENTO SOCIALE
Intervento dell’Assessora alla Sicurezza, Stefania Zivelonghi, al convegno “Carcere e lavoro”
"Il Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia, Andrea Ostellari, ha citato un paio di percentuali importantissime, cioè che il 70% dei detenuti sia già stato in carcere una volta e che il 98% dei detenuti che lavora, finito il periodo di detenzione, non ricade in recidive. Applicando queste percentuali al caso della Casa circondariale di Montorio e nella “magica” ipotesi che trovassimo un lavoro per tutti i detenuti, potremmo aver solo poco più del 30% degli attuali detenuti, dunque solo 180 su 300 posti disponibili, a fronte degli oltre 600 attuali. Avremmo quindi risolto il problema del sovraffollamento e di molti altri temi connessi sui quali siamo fortemente impegnati. Accogliendo le istanze del territorio, da parecchi mesi, la nostra Amministrazione ha raggruppato attorno ad un tavolo tecnico i principali soggetti che di carcere si occupano, quindi la Direzione della Casa Circondariale, la Camera Penale, il Garante dei detenuti e gli esponenti del terzo settore. Occuparsi del carcere è una responsabilità anche della comunità, sia per motivi etici che per motivi utilitaristici. E’ nell’interesse della collettività che chi esce dal carcere lavori, piuttosto che torni a delinquere. Il lavoro è un elemento fondante per il reinserimento nella società dei detenuti. Un imprenditore che vantaggio potrebbe trarre dall’assunzione di un detenuto? A parte le agevolazioni normative, chi fa impresa crea valore, assumendo un detenuto e favorendone il reinserimento nel tessuto sociale, crea valore anche per la società. Necessario e urgente creare e diffondere consapevolezza in questa direzione".