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| Gioved 8 Gennaio 2026 |
Cioetto, Confimi Apindustria, Verona: «Stop alla ritenuta sulle transazioni, tra imprese, prevista dalla Legge di Bilancio 2026»
Confimi Apindustria Verona esprime forte contrarietà alla ritenuta d’acconto sulle transazioni tra imprese, introdotta dagli emendamenti governativi alla Legge di Bilancio 2026, recentemente approvati dalla Commissione Bilancio del Senato. La norma prevede l’applicazione della ritenuta dal 2028 con un’aliquota dello 0,5%, destinata a salire all’1% dal 2029, sui pagamenti effettuati per prestazioni di servizi e cessioni di beni tra aziende.
«La motivazione ufficiale per l’introduzione di questa misura, cioè ampliare la base informativa per le analisi del rischio fiscale, non può essere condivisa», afferma Claudio Cioetto, presidente di Confimi Apindustria Verona. «L’evasione su fatture elettroniche documentate deve essere contrastata. con strumenti già operativi, senza imporre ulteriori complicazioni alle imprese». Il Presidente evidenzia come la ritenuta rischi di complicare i flussi di pagamento e di ridurre la liquidità delle imprese, con un impatto particolarmente grave sulle piccole e medie aziende, attive sul mercato interno. «Ancora una volta, le imprese rischiano di diventare un bancomat per lo Stato», sottolinea Cioetto. L’impatto economico della misura appare sproporzionato: la relazione tecnica del Governo stima un gettito aggiuntivo di circa 300 milioni di euro, mentre la liquidità, che verrebbe trattenuta anticipatamente alle aziende potrebbe, arrivare a 30 miliardi di euro. «Le imprese manifatturiere italiane operano già in condizioni di forte svantaggio competitivo, tra costi energetici elevati, livelli di tassazione e costo del lavoro tra i più alti in Europa e un contesto normativo complesso. In questo quadro, introdurre ulteriori anticipazioni di cassa rappresenta un aggravio insostenibile, soprattutto considerando la formulazione ampia della norma, che genera incertezze operative per chi deve applicarla», aggiunge Cioetto. Confimi Apindustria Verona ricorda come precedenti strumenti fiscali nati come temporanei, siano poi diventati oneri permanenti, citando come esempio lo split payment introdotto nel 2015 e tuttora in vigore. «Per tutte queste ragioni – conclude –, bocciamo senza mezzi termini questa misura. La manovra è ormai decisa, ma questa novità va assolutamente sospesa e rivista, per tutelare le piccole e medie imprese». Comprendiamo, perfettamente, quanto sopra richiesto, dal presidente Cioetto, e ci auguriamo che l’assunto trovi adeguata soluzione, tenuto conto che l’impresa merita massima attenzione, anche come creatrice di occupazione e di benessere.
Pierantonio Braggio

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