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| Gioved 8 Gennaio 2026 |
La ristorazione come porta d’ingresso nella società italiana
Lavoro nella ristorazione da molti anni. Un lavoro fatto di turni, responsabilità e fatica ma soprattutto di relazioni umane.
È dall’osservazione quotidiana di ciò che accade nelle cucine e nelle sale dei ristoranti che nasce una convinzione sempre più chiara: oggi la ristorazione è una delle principali porte d’ingresso nella società italiana per migliaia di persone che arrivano da altri Paesi.
Ristoranti, bar e cucine non sono soltanto luoghi di consumo o di svago. Sono spazi sociali nei quali si impara una lingua, si interiorizzano regole condivise e si costruisce un rapporto con il lavoro e con la comunità.
Lo vedo ogni giorno: persone che iniziano senza conoscere l’italiano o la nostra cultura alimentare e che, passo dopo passo, imparano il valore del lavoro di squadra, il rispetto dei tempi e delle responsabilità.
In questo senso, la ristorazione non è solo un mestiere ma una vera scuola di vita.
Un tempo questo ruolo di ingresso nella società era svolto dalle grandi imprese e dall’industria. Oggi quel modello è in difficoltà strutturale.
La ristorazione, invece, continua a offrire opportunità concrete e immediate, fondate sul merito, sull’impegno quotidiano e sulla fiducia costruita nel tempo.
I dati confermano questa realtà. Secondo FIPE, il settore impiega in Italia circa 1,5 milioni di persone. Le analisi del Ministero del Lavoro e di ISTAT indicano che il comparto alberghi e ristoranti è tra quelli con la maggiore incidenza di lavoratori di origine straniera, con percentuali che in molte realtà superano il 30 per cento.
Per molti, la ristorazione rappresenta il primo impiego regolare nel nostro Paese.
Anche molti italiani imparano a lavorare fianco a fianco con la diversità, a conoscerla nella quotidianità e a superare diffidenze e paure.
In Italia il cibo non è soltanto nutrimento: è cultura, identità e relazione.
Chi ci lavora entra in contatto diretto con questo patrimonio e impara che dietro ogni piatto ci sono tradizione, cura ed estetica, rispetto per l’altro.
In cucina o in sala le differenze si riducono: contano impegno, affidabilità e voglia di imparare. Se lavori bene, cresci. Se ti assumi responsabilità e le mantieni, qualcuno si fida di te.
È così che nasce un’integrazione reale, quotidiana, lontana dalle semplificazioni.
Nel tempo ho visto persone arrivare da Paesi lontani diventare colleghi affidabili, responsabili di sala, chef, punti di riferimento per i gruppi di lavoro. Professionisti stimati, spesso custodi appassionati della tradizione gastronomica italiana.
In una città come Verona, che vive di accoglienza, turismo e qualità, questo ruolo sociale della ristorazione assume un valore ancora più rilevante. Riconoscerlo e sostenerlo significa investire in un modello di integrazione basato sul lavoro, sulla dignità e sulla fiducia reciproca.
Continuo a crederci perché lo vedo funzionare ogni giorno, dietro le quinte delle cucine e nelle sale dei ristoranti.
Simone Vesentini
Ristoratore – Referente Fiepet Confesercenti Verona

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