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Regione Veneto, 16 gennaio 2026: Vino, il Veneto nel 2025 si conferma leader nazionale tra crescita della produzione, export da record e sfide globali. Assessore Bond: “Comparto solido. Continuare a investire in qualità per affrontare dazi e cambiamenti n
Regione Veneto, 16 gennaio 2026: Vino, il Veneto nel 2025 si conferma leader nazionale tra crescita della produzione, export da record e sfide globali. Assessore Bond: “Comparto solido. Continuare a investire in qualità per affrontare dazi e cambiamenti nei consumi”
“Il comparto vitivinicolo veneto conferma nel 2025 il proprio ruolo di motore dell’agricoltura regionale e nazionale, mostrando segnali di crescita strutturale sul fronte produttivo, export e valorizzazione delle denominazioni di qualità, pur in un contesto internazionale complesso segnato da tensioni geopolitiche, dazi e mutamenti nei modelli di consumo”. Lo ha detto oggi l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond partecipando all’ultimo focus del Trittico Vitivinicolo 2025 dedicato al consuntivo sulla vendemmia 2025, organizzato dalla Regione e da Veneto Agricoltura in collaborazione con Avepa. I dati evidenziano nel 2025 un aumento della superficie vitata di circa 1.000 ettari, portando la superficie complessiva a 104.397,61 ettari. Il 75% dei vigneti è coltivato con varietà a bacca bianca, mentre il restante 25% è rappresentato da varietà a bacca nera. A questa superficie si aggiunge un potenziale viticolo di circa 5.000 ettari, derivante da autorizzazioni di reimpianto e di nuovo impianto, che costituisce una leva strategica per lo sviluppo futuro del settore. La varietà principale coltivata rimane la Glera, con circa 41.000 ettari, a conferma della centralità del sistema Prosecco, mentre tra le uve a bacca nera primeggia la Corvina, con 6.887 ettari. “Il Veneto – ha aggiunto Bond – continua a investire su un modello vitivinicolo basato su qualità, organizzazione delle filiere e programmazione. La crescita delle superfici e il potenziale viticolo disponibile dimostrano la vitalità del settore e la capacità delle imprese di guardare al futuro con fiducia”. La vendemmia 2025 registra una quantità complessiva di uva raccolta pari a 14.664.310,64 quintali, con un incremento del 6,8% rispetto al 2024. Nel dettaglio sono stati raccolti 11.468.420,05 quintali (+6,0%) di uve DOP, 2.485.186,45 quintali (-0,3%) di uve IGP e poco più di 700.000 quintali di uve varietali. Questo dato conferma la forte vocazione del Veneto verso le produzioni certificate e a maggiore valore aggiunto. Sul fronte dei prezzi, la quotazione media delle uve della vendemmia 2025 si attesta a 0,66 €kg, con una lieve flessione dello 0,5% rispetto al 2024, in un quadro di sostanziale tenuta del mercato. Le esportazioni rappresentano uno dei pilastri del successo del vino veneto. I dati al terzo trimestre 2025 indicano transiti in uscita per circa 2,16 miliardi di euro, con una crescita annua dello 0,5%. Il Veneto si conferma così prima regione esportatrice di vino in Italia, con una quota di circa il 38% su un export nazionale che raggiunge 5,74 miliardi di euro. Il Prosecco cresce del 5% in volume, con una progressione anche in valore e con gli Stati Uniti che continuano a rappresentare un mercato trainante. Positivi anche i dati delle DOP ferme del Veneto, che nei primi nove mesi del 2025 mostrano una lieve crescita in volume a valore stabile sul 2024, rappresentando il 25% dei volumi e il 20% del valore dei vini DOP fermi esportati a livello nazionale. “I dazi e le tensioni geopolitiche – ha aggiunto Bond – si innestano su un cambiamento strutturale dei consumi che impone al settore di ripensare strategie produttive e commerciali. Per quanto riguarda i dazi Usa, l’impatto appare contenuto e parzialmente ‘spalmato’ su tutta la filiera: gli spumanti resistono storicamente di più rispetto ad altri prodotti, mentre vini come l’Amarone vantano una clientela targettizzata e in grado di spendere. Fondamentale in questo quadro sono i consorzi di tutela che devono avere lo scopo di proteggere il prodotto non solo dalle contraffazioni e dagli abusi, ma anche e soprattutto nel suo valore e nella sua distribuzione lungo la filiera. Rispetto ai mercati, serve anche una valutazione sulla diversificazione e sulle strategie da adottare: su questo la Regione sta accompagnando i produttori con le risorse per la promozione sui mercati dei paesi terzi”. Ha concluso il direttore di Veneto Agricoltura Federico Caner: “Stiamo affrontando la problematica del cambiamento climatico anche nel settore vitivinicolo, mettendo in campo, nel vero senso della parola, molti progetti innovativi, anche all’interno delle aziende pilota e sperimentali dell’Agenzia veneta stessa. L’impegno da parte di Veneto Agricoltura è importante, e sottolineo che siamo a disposizione di tutti per sviluppare qualsiasi idea innovativa nel campo della viticoltura ed enologia, con l’obiettivo di affrontare al meglio il cambiamento climatico”. Il vino, comunque, è grande bandiera della vitivinicoltura veneta, quale settore vivacissimo, nella creazione di valore aggiunto, che va, sempre, attentamente riconosciuto e curato, in tutti gli aspetti, dalla coltivazione della vite all’imbottigliamento, con forte attenzione, pure, alle destinazioni per l’export,in fatto di diversificazione delle stesse.
Pierantonio Braggio

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