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Gioved 19 Marzo 2026
SMAC Venice presenta Alighiero Boetti | Dal 7 maggio

SMAC Venice è lieta di presentare Alighiero Boetti, un’ampia retrospettiva dedicata al maestro italiano dell’arte del dopoguerra (Torino, 1940 – Roma, 1994). A cura di Elena Geuna e sostenuta da Ben Brown Fine Arts, la mostra sarà visitabile dal 7 maggio al 22 novembre 2026, in concomitanza con la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.



Il percorso di mostra sviluppato dalla curatrice riunisce circa cento opere distribuite in otto sale, offrendo un’ampia ricognizione su uno degli artisti più influenti del periodo del dopoguerra. Coprendo un arco temporale di più di venticinque anni, dalla fine degli anni Sessanta ai primi anni Novanta, la mostra ripercorre l’intera traiettoria artistica di Boetti e mette in luce l’ampiezza e la complessità della sua pratica.



Concepita come una sorta di “costellazione” che invita il pubblico ad abitare lo spazio tra idea e forma, ordine e disordine, Alighiero Boetti riflette l’interesse costante dell’artista per la dualità, i sistemi e il processo. Dalle prime opere, radicate in materiali semplici e strutture elementari come proposto dal gruppo dell’Arte Povera, ai successivi progetti collaborativi e concettualmente stratificati, la mostra evidenzia la coerenza interna di una pratica che ha costantemente messo alla prova i propri presupposti, accogliendo il caso, la ripetizione e l’autorialità condivisa come forze generative.



La mostra si apre con una sala dedicata all’autoritratto e alla questione dell’identità, affrontando l’impegno di Boetti lungo tutta la vita nei confronti della nozione di doppio. Questa ricerca trovò la sua espressione più evidente nel 1972, quando adottò la firma duale “Alighiero e Boetti”. Opere come Autoritratto (1969) e Gemelli (1968) esplorano l’identità come scissa, riflessa e moltiplicata, mentre l’uso di forme accoppiate e strutture seriali introduce una logica della dualità che rimarrà fondamentale nella sua pratica.



Con il procedere dela mostra, questa logica del raddoppiamento si espande in sistemi più ampi di linguaggio, geografia e tempo. Il lavoro di Boetti si orienta sempre più verso strutture che organizzano la visione e la conoscenza, esponendone al contempo l’instabilità. Il suo impegno costante con la mappatura riflette un interesse per l’orientamento, la distanza e la circolazione di informazioni, lavoro e modalità di produzione tra culture diverse. A partire dai primi anni Settanta, i disegni Biro (1972-), insieme ai Ricami (1971-) e alle Mappe (1971-), realizzati attraverso collaborazioni di lunga durata con artigiani afghani, esemplificano uno spostamento deliberato della paternità dell’opera. Boetti stabiliva il quadro concettuale e i parametri regolativi di ciascuna opera, mentre la sua esecuzione si sviluppava attraverso altre mani, permettendo a differenza, durata e contingenza di diventare parte integrante sia della forma sia del significato.



Le sezioni finali della mostra si concentrano sugli Aerei (dal 1977-), sui Calendari (1974-) e sulle opere seriali su carta, concettualmente rigorose, realizzate negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta. Negli Aerei, strutture mutevoli generano campi disorientanti in cui le immagini del volo sono soggette a sistemi che sono al tempo stesso metodici e instabili, consentendo all'ordine e al caos di scontrarsi all'interno di un quadro razionale e classificato. L’accumulazione costante di date nei Calendari, insieme al ripetuto impiego di elementi grafici nelle opere su carta, registra analogamente il tempo come misura e come materia. Nel loro insieme, queste serie articolano un processo continuo in cui i sistemi vengono messi in moto solo per rivelare i propri limiti, mettendo in scena uno scambio prolungato, spesso giocoso, tra controllo e casualità.



La mostra ha beneficiato del sostegno e della collaborazione dell’Archivio Alighiero Boetti. È concepita per presentare con chiarezza ed equilibrio il percorso dell’artista, permettendo al pubblico di seguire l’evoluzione delle sue idee e di confrontarsi con le tensioni durature al centro della sua pratica. Nel corso dell’esposizione, struttura e caso, autonomia e collaborazione, sistema e gioco sono mantenuti in una relazione produttiva, rivelando un corpus di opere che rimane al tempo stesso rigoroso e aperto, e costantemente attento alla complessità del mondo che riflette.



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