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| Sabato 4 Aprile 2026 |
Autismo, quei segnali che arrivano più tardi
A Verona gli studenti con diagnosi nello spettro autistico sono 876. Un dato preciso, non una stima, messo al centro dell’incontro al Provveditorato agli studi voluto e guidato dal dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, dottor Amelio Sebastián. Al tavolo con lui il dottor Marcolini, la dottoressa Roberta Silva, il professor Zocante e il professor Traina.
Il numero rappresenta circa il 15% degli alunni con disabilità nella provincia. Una presenza distribuita su tutti gli ordini di scuola, che l’incontro non si è limitato a fotografare: l’obiettivo era capire dove il sistema comincia a cedere.
La distribuzione per età segue un andamento atteso: il picco si registra alla primaria, attorno ai 300 alunni, poi cala alle medie e alle superiori. Ma è proprio qui che i numeri smettono di comportarsi come previsto.
La sindrome di Asperger, codice F84.5, non diminuisce con la crescita. Cresce. E cresce proprio alle superiori.
Questi ragazzi, nella maggior parte dei casi, non hanno difficoltà cognitive evidenti. Le criticità stanno altrove: nel modo in cui si muovono nelle relazioni, in come leggono le situazioni, in come tengono quando il contesto si complica.
E alle superiori si complica parecchio.
Le richieste aumentano, le dinamiche diventano meno esplicite, si dà più per scontato. Quello che prima restava sotto traccia, a un certo punto, emerge. E diventa più difficile da gestire.
Il dottor Sebastián è stato diretto: il problema non è se intervenire, ma quando. Se i segnali non vengono intercettati prima, si arriva tardi. E quando si arriva tardi, il sistema fa fatica.
Da qui il discorso esce dall’aula. Continuare a pensare che la gestione della neurodivergenza possa restare dentro la scuola non regge più.
Gli interventi dei relatori, ciascuno per il proprio ambito, tra clinica, scuola e supporto educativo, sono tornati tutti sullo stesso punto: senza coordinamento, ogni pezzo lavora per conto suo. E alla fine a pagarne le conseguenze sono gli studenti.
La proposta emersa con più chiarezza riguarda l’integrazione tra soggetti che oggi lavorano ancora troppo in parallelo: scuola, famiglie, pediatri, servizi sanitari, territorio.
In questo quadro si inserisce lo sportello autismo attivo a Verona, punto di riferimento per famiglie e scuole con un obiettivo concreto: trasformare le richieste in percorsi veri.
Il tema dell’individuazione precoce è tornato più volte. Pediatri e insegnanti sono i primi a intercettare i segnali. Se quel collegamento funziona, qualcosa si costruisce. Se non funziona, si rincorre.
Tra gli strumenti discussi c’è il video-modeling: lavorare su situazioni concrete, rendere visibili comportamenti e dinamiche relazionali, partire da quello che succede ogni giorno.
Si è parlato anche di ambienti più flessibili e di percorsi che tengano insieme capacità e relazioni, senza fermarsi a un’inclusione solo formale.
Il lavoro è partito. E, almeno nelle intenzioni, questa volta prova a tenere insieme i pezzi.

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