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Venerd 3 Settembre 2010
Ventunenne stuprata

Doveva essere un appuntamento al buio col principe azzurro conosciuto sul web. Invece c'è stato solo il buio: ed è finita con una Cenerentola stuprata da due mentre un terzo filmava la scena. Loro per fortuna arrestati tutti e tre la mattina dopo, incastrati proprio dalla Rete: tutti italiani, uno minorenne. Lei sotto choc, chissà per quanto. Storia tutta lombarda, tra la Brianza e Pavia. E dire che lei di quel ragazzo si fidava ciecamente, per quanto non lo avesse mai visto se non in una foto scattata col cellulare e poi inviata come mms. E del resto anche le (tante) parole che lei gli aveva detto per un mese, così come lui a lei, se le erano sempre scambiate sul telefonino. O sulla tastiera del pc.

Eppure quell'universitario pavese di 23 anni, dalla voce profonda e così sicuro di sé, e quella studentessa brianzola di due anni più giovane, bionda, minuta, molto carina, erano diventati grandi amici quasi subito dopo il loro primo incontro in chat-line. Perché è lì che si erano conosciuti, in un social network. Come ipnotizzati avevano trascorso tutto il mese d'agosto davanti al computer, anche dodici ore di fila a chattare senza sosta. Lui che da Pavia si divertiva a corteggiarla riempiendola di complimenti. Lei che dalla sua piccola Varedo, un paesino tra Monza e Seveso, giorno dopo giorno si era accorta di non poter più stare senza la frequentazione virtuale di quel giovane così galante, spiritoso, gentile.

Pronta a dargli informazioni riservate come il numero di telefono e l'indirizzo di casa, a raccontagli tutto sulla sua famiglia e sulla scuola e a inviargli le foto di quando lei era una bambina. «Mi fidavo di lui così tanto - ha poi raccontato in lacrime ai carabinieri di Desio - che gli avevo confidato perfino tanti aspetti della mia intimità, di cui non avevo mai parlato neppure coi miei genitori o con la mia migliore amica». E alla fine, l'altra sera, aveva accettato di vederlo.

Lui si è presentato sotto casa sua con altri due amici, anche loro studenti: 18 e 17 anni, di Lodi e Pavia. Lei lì per lì non l'aveva presa bene: «Sono stata ingenua - ammette ora - e solo adesso mi accorgo che di lui non sapevo quasi niente. Avevamo parlato tanto ma era un perfetto sconosciuto». Con la scusa di andare a bere qualcosa in amicizia, i tre alla fine sono riusciti a vincere la titubanza della ragazza e a farla salire in macchina. Dove appena chiusa la portiera si è ritrovata in trappola: partiti a tutta velocità l'hanno portata alla periferia di Varedo, l'hanno zittita quando piangendo li ha implorati di riaccompagnarla a casa, quindi l'hanno tirata fuori dall'auto. Poi in due l'hanno violentata, mentre il terzo complice filmava la scena col cellulare, forse con l'intenzione di metterla su Internet o di inviarla agli amici. Infine hanno abbandonato la ragazza su uno sterrato e se ne sono tornati da dov'erano venuti: rincasando tranquilli, come dopo una serata tra amici.

Forse si erano convinti che lei non avrebbe raccontato nulla a nessuno. Ma non è stato così. Poche ore dopo, accompagnata dai genitori, la giovane si è presentata alla stazione dei carabinieri di Varedo e, piangendo, ha raccontato tutto quello che le era successo. Il maresciallo ha raccolto con delicatezza la sua deposizione. E ai militari è bastato risalire ai tabulati telefonici per scoprire l'identità dei violentatori. Quando ieri mattina i carabinieri si sono presentati nelle loro case i tre hanno provato a far quelli che cadevano dalle nuvole. Ma poi le prove sono risultate schiaccianti. I militari hanno sequestrato i computer dei ragazzi e ora sottoporranno ad analisi i contenuti delle comunicazioni via chat che si sono scambiati per tutto il mese di agosto. La ragazza è stata ricoverata nella clinica Mangiagalli di Milano. I medici hanno confermato la violenza. Profondamente turbata, sarà affidata alle cure di un team di psicologi.




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