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Hermann Weiskopf, Innsbruck, Austria – noto attore e regista, grande amico di Verona – con i suoi più che riconosciuti docufilms, fa “conoscere, ricordare e riflettere” … Nell’intervista, che segue – poche parole, ma tanto contenuto – Weiskopf ci racconta
D.: Sig. Weiskopf, da quando opera, nel settore dei documentari e dei films? Quando e come, ha deciso di dedicarsi a tale comparto dell'arte? R.: Sono nato, come attore, a Roma, negli anni ottantanovanta del 1900, coprendo ruoli del tipico “tedesco“, essendo austriaco. Lì, ho imparato il mestiere, lavorando, con Fellini, Zeffirelli, Mario Monicelli, Tinto Bras e altri registi e maestri. Tornato ad Innsbruck, nel 1995, ho cominciato a produrre film, in collaborazione con italiani, come la pellicola d’esordio, di Luca e Marco Mazziere, dal titolo “I Virtuali“. Dal 2005, mi sono dedicato alla regia. “Mia Zia Lydia“, „La notte dei Cristalli“ e “Otto Neururer - una luce nelle tenebre“ erano i miei primi films, sul tema del nazismo e, quindi, su storie di vittime innocenti. Storie, di fatti avvenuti, nella mia terra – Innsbruck e d’intorni – e di vittime, quali ebrei, sacerdoti e, purtroppo, di ben altri. Questo, perché il nazionalsocialismo, nella sua assoluta crudeltà e nella sua furia omicida, distruttore di tutti e di tutto, non può e non deve essere mai dimenticato…
D.: Quando ha pensato di passare a proporre temi più interiori, ma, sereni, dedicati a riflessioni, anche sul tema “vita”? R.: Nel 2020, scomparso il Covid 19, decisi di girare il „Ride back to Freedom“, partendo, in “Vespa”, alla prima riapertura dei confini, da Innsbruck, il 15 giugno 2020, assieme al cameraman, Bernhard Freinademetz, raggiungendo, via Brennero, Lampedusa…, tra interviste, alla gente, che incontravamo, per caso, sul tema di come fosse andata, circa il lockdown, e su come fosse cambiato, in seguito al virus, il concetto di libertà personale… Ne risultò un bellissimo docufilm, che ebbe grande successo e, tale, che mi sono sentito spinto a girare, subito dopo, il docufilm “Ride back to Best Age“, sul tema dell’invecchiamento umano, e, non ultimo, il „Ride back to Faith“, su temi della Fede...
D.: Come è sorto il titolo "Ride back to Faith" - “Torniamo alla Fede”? R.: Questo titolo è sorto, ritenendo che “Ride back to…“ fosse, ormai, una sorta di brand e dalla convinzione che l’Anno Santo 2025, fosse la lacinia perfetta, per raccontare cosa pensi, oggi, la gente della Fede. Faith-fede, appunto….
D.: Sappiamo che "Ride back to Faith" è stato girato, di massima, a Riccione... Ma sappiamo anche, che in passato, Lei ha operato molto e filmato, pure, altri territori e paesaggi, venendo da Innsbruck, Austria, nientemeno, come sopra cennato, che "in Vespa"..., toccando anche Verona… Ci elenca, le zone, sinora filmate...? R.: Nel „Ride back to Faith“, abbiamo girato la parte più importante, nel versante veronese del Lago di Garda, tra Torri del Benaco, Lazise, Garda, e, a parte, Sirmione. Altre location importanti sono, ovviamente, Innsbruck, dove, come cennato, il pellegrinaggio inizia e termina, e, quindi, Pordenone, Venezia, Treviso, Bologna, la citata Riccione, Assisi e, naturalmente, Roma e la Città del Vaticano, con la "Porta Santa“, della Basilica di San Paolo fuori le Mura, e con l'udienza generale del Papa...
D.: Lei frequenta, certamente, Festival internazionali, specialiazzati in films, documentari… R.: Siamo appena tornati dal prestigiosissimo International Sound & Film Music Festival, Croazia. Altri Film Festival ci stanno aspettando e forse…, – ma, questo lo dico un’altra volta...! Solo una cosa: nel mondo del cinema, tutto è possibile…, un po', come nella fede, da quello, che, sinora, ho capito…
Grazie sig. Weiskopf e complimenti per la Sua attività… Auguri per la Sua opera futura, che, perfettamente atta, a fare conoscere concetti e luoghi importanti, crea, al tempo, serenità, negli animi e grande cultura....
Nella foto: Hermann Weiskopf, con la sua “Vespa”…
Pierantonio Braggio

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