Intelligenza artificiale, il valore non si compra
Mentre molte aziende cercano di capire come inserire l’intelligenza artificiale nei propri processi, Alessandro Riello invita a guardare un po’ più in profondità. Per l’imprenditore veronese la differenza non la farà la tecnologia in sé, destinata prima o poi a diventare accessibile a tutti, ma ciò che ogni impresa ha costruito nel corso degli anni.
Conoscenze, dati, competenze, esperienza. È lì che, secondo Alessandro Riello, si concentra il vero valore.
«Molti imprenditori sono convinti, e io condivido questa visione, che il nostro vero vantaggio competitivo risieda nel patrimonio della nostra conoscenza e nei dati di processo proprietari generati all’interno dei nostri stabilimenti».
Parole che arrivano in una fase in cui l’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nell’agenda del mondo produttivo. Se fino a qualche anno fa sembrava una materia per specialisti, oggi è un tema che riguarda imprese grandi e piccole, manifattura, servizi e professioni.
Il punto, però, secondo il presidente di Aermec, non è rincorrere la tecnologia del momento. Software e piattaforme cambiano rapidamente. Quello che resta è la conoscenza accumulata nel tempo, il modo in cui un’azienda affronta i problemi, interpreta i mercati e organizza il proprio lavoro. Un patrimonio che non nasce da un aggiornamento informatico e che difficilmente può essere copiato.
È una riflessione che tocca da vicino anche il sistema economico veronese, caratterizzato da aziende che hanno costruito la propria crescita su competenze specialistiche, capacità manifatturiera e relazioni consolidate. Elementi meno appariscenti di una nuova piattaforma digitale, ma spesso decisivi quando si tratta di restare competitivi.
Questo non significa guardare all’intelligenza artificiale con diffidenza. Anzi.
«È nel nostro Dna rispondere in modo efficace alla complessità e saremo vincenti se riusciremo a integrare l’IA nei nostri processi industriali maturi».
Nelle parole dell’imprenditore emerge un approccio pragmatico. L’obiettivo non è sostituire ciò che esiste già, ma utilizzare questi strumenti per migliorare processi consolidati e valorizzare competenze presenti da tempo nelle aziende. In altre parole, fare dell’innovazione un alleato e non un fine.
C’è poi un ultimo aspetto che Alessandro Riello considera centrale. Ed è quello che riguarda il ruolo delle persone.
«Quello di cui oggi non è ancora capace l’IA, e non sappiamo se mai lo sarà, è rappresentato dall’umana fantasia creativa e dalla capacità di gestire il libero arbitrio decisionale».
Una considerazione che va oltre la tecnologia. Perché mentre gli algoritmi diventano sempre più sofisticati, restano qualità che continuano a sfuggire alle macchine: l’intuizione, la capacità di immaginare strade nuove, la responsabilità di una scelta.
Forse è proprio qui che si giocherà una parte della sfida dei prossimi anni. Non nello scontro tra uomo e tecnologia, ma nella capacità di utilizzare strumenti sempre più potenti senza perdere ciò che ha permesso alle imprese di crescere fino a oggi. Per Alessandro Riello, quel valore continua ad avere un nome molto semplice: competenza.

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