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Domenica 19 Luglio 2026  |
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| Sabato 18 Luglio 2026 |
XXXII “San Giò Verona Video Festival” 2026, 23-27 luglio. Cura, da trentadue anni, l’evento, con passione e alta conoscenza del settore, Ugo Brusaporco.
Ugo Brusaporco, Verona: ”Che cos’è un Festival del Cinema, noi che lo organizziamo, che organizziamo questo San Giò Verona Video Festival, ce lo chiediamo ogni anno, e edizione dopo edizione e questa è la numero 32, cerchiamo di darci una risposta. Di certo è cercare e presentare film che riteniamo importanti, ma è questo “importanti” che nel tempo ha assunto valenze diverse. Eravamo partiti valorizzando la video arte e il cinema underground. Abbiamo allargato al cinema sociale, al racconto ecologico, al mondo e ai problemi giovanili, raccogliendo anche gli ultimi lavori dei collettivi sparsi in Europa. Abbiamo cercato l’originalità dell’espressione del linguaggio cinematografico. Poi è venuta la crisi del 2018, a seguire la pandemia, le guerre in Europa e in Medio Oriente e in Africa, i massacri indicibili, e il Festival ha fatto suo il dettato di John Donne: “Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’Umanità”, ecco il punto. Non si poteva rinunciare a cercare quanto restava dell’Umanità, del suo senso di essere umana, ed ecco la ricerca di film che riescano ad avere questi sentimenti, questo coraggio, questa qualità. Ed ecco allora che il programma di quest’anno si apre con un film che ci siamo portati dalla Mostra del Cinema di Venezia: “Memoria de Los Olvidados” (2025) di Javier Espada, un film dedicato al capolavoro del 1950 del grande Luis Buñuel. In quel film il regista esule si fa fratello dei poveri, derelitti, scarti d’umanità, che affolla le periferie messicane, e Espada lo ripropone con forza dicendo di come i fascisti odiarono quel film che illuminava quella società che non era da vedere. Ecco questo film apre e segna il Festival, lo vedremo il 23 luglio pomeriggio al Teatro Satiro off, sempre al pomeriggio il 24 e 25 vedremo altri due importanti: “M.O.V.I.N.G., der Film” di Gerd Conradt, Germania 2026, un viaggio in cui l’ottantacinquenne maestro del cinema tedesco, analizza sessant’anni della storia della Germania e del suo cinema, il racconto che ci porta all’oggi con il ritorno a un paese che arruola ufficiali perché tanto recluta tra i giovani la carne da macello. E il 25 “Rote Sterne überm Feld” di Laura Laabs, Germania 2025, un film che raccontare la storia tedesca dal periodo nazista ai giorni nostri, con i relativi sconvolgimenti sociali, in poco più di due ore, un’impresa. Entrambi gli autori saranno presenti a Verona a presentare i loro film grazie anche a German Short Film Association (AG Kurzfilm). La sera del 23 luglio al Teatro Satiro sarà aperta da “It Lives Under the Snow” di Igor Smola, Azerbaigian, Singapore, un film proveniente dal Festival di Clermont Ferrand, questo ci permette di spiegare che molti film provengono da Cannes ufficiale, dalla Quinzaine, dalla Berlinale dal Forum, da Locarno e dalla stessa manifestazione di Clermont Ferrand, forse il maggior Festival di corti del mondo. Nel corso della serata si vedranno, tra altri film, anche L’uomo più bello del mondo di Paolo Baiguera, passato a febbraio a Berlino e Sawyer Avenue, Sunday Afternoon di Bill Morrison Stati Uniti (USA), un autore già nomination Oscar. La sera del 24 si vedranno tra i film: lo straordinario film d’animazione Fille de l’eau di Sandra Desmazières e un’altra animazione sorprendente The Future is Virtual di Michael Mackenzie, mentre ancora da Berlino arriva il commuovente Lloyd Wong, Unfinished di Lesley Loksi Chan, un’opera basata sulle esperienze di vita con l’AIDS. Sabato 25 si apre con Loynes di Dorian Jespers film applaudito alla Quinzaine, mentre sulla sanità italiana medita Al cor gentil reimpara sempre amore di Marco Schiavoni, di impatto è Muddy Currents del palestinese Shadi Habib Allah che mette in rilievo il peso del dominio israeliano negli insediamenti in Palestina, e storia di oggi è anche l’iraniano Khaterate Panjereh (Memorie di una finestra) di Amin Pakparvar e Mehraneh Salimian che ci inquietano con una domanda: può una rivoluzione iniziare da dietro le finestre? Da non mancare l’animazione Porque Hoje é Sábado di Alice Eça Guimarães racconto di una donna che mentre sogna fa i conti con il lavare, stirare, far da mangiare, curare i figli… la serata si chiude con Una storia di Alessia Olivetti una regista che affronta il femminicidio. Domenica 26 la sera si aprirà con due corti dedicati a Pier Paolo Pasolini firmati dal tedesco Thorsten Ecke, già vincitore al san Giò Verona Video Festival, nella serata l’attualità di The Interpreter di Mohamad Hafeda dove un rifugiato siriano nel Regno Unito, mentre segue un percorso di riqualificazione per diventare interprete comunitario, scopre di tornare proprio nel sistema che un tempo lo aveva interrogato, L’uomo in bianco dell’iraniano Haman Fouladvand alle prese con la fotografia di un boia fatta nel 1979 e rievocata con l’intelligenza artificiale. E ancora AI protagonista in Their Eyes by Nicolas Gourault e The Valley where LOAB Lives by Georg Tiller mentre l’emozione del ricordo trionfa in Yukiko torna a casa by Michele Granata. Il pomeriggio di domenica si vedrà il lungo Silent Legacy di Jenni Kivistö, Jussi Rastas, una coproduzione, su danza e tradizioni, tra Congo e Finlandia a cui segue Alcooltest di Stefano Usardi con protagonista il cantante Drupi, una interessante prima. È il primo film veronese, il San Giò Verona Video Festival è sempre stato attento anche alla produzione locale che trova qui una vetrina internazionale ecco qui che lunedì 27 al pomeriggio vedremo Fascismo e guerra, la vita quotidiana a Verona di Dario Dalla Mura, Elena Peloso, Why is It? di Andrea Torrresani e Urla senza suono di Paolo Scolari, poi la sera, dopo la premiazione la prima di Il primo ricordo di Mattia Cagalli. Friedrich Nietzsche scriveva: affinché un’immagine non resti immagine soltanto, questo è il compito di un Festival libero, non commerciale e gratuito al pubblico, il San Giò Verona Video Festival”. Ma Ugo ci vuole fare sapere, qualcosa di più, sui principi ed obiettivi, che ispirano il Festival, miranti, soprattutto, a creare conoscenza di genti e di fatti, di sentimento del dovere del rispetto, fra genti e nazioni e, al tempo, e, non ultima, cultura. Quindi, leggiamo: “E sono 32. Quando la nostra storia è cominciata, eravamo molto meno, ma oggi siamo in circa 600, tra Festival e Rassegne cinematografiche. in Italia, una realtà complessa e variegata, che ci costringe a pensare sul senso del nostro lavoro di Festival. Noi, il San Giò Verona Video Festival, non siamo un Festival per richiamare turisti, non un Festival da tappeti rossi e dive e divi, magari noti solo in stretti confini, non per presentare film nati per un’idea industriale e finanziaria di Cinema. Noi siamo un festival des Cinéastes, per le autrici e gli autori del Cinema. Il senso del nostro esistere l’abbiamo capito a Cannes, dove diversi film, tra i più importanti, presentati nella grande e bella sala Buñuel, contavano spesso presenze di meno di una trentina di persone, perché film lontani da ogni idea commerciale del Cinema, ma pieni di un’idea autoriale, che non si nega talvolta l’essere spettacolare. Film necessari, perché il Cinema non muoia, diventando merce da piattaforme e supermercati digitali. Ecco perché ogni anno siamo orgogliosi di presentare un programma ricco di Cinema e di idee, in cinque giorni, in un piccolo teatro, il Satiro, ai Filippini, nel più silenzioso dei quartieri di Verona. In un momento mondiale tumultuoso, abbiamo cercato non urla ma meditazione e sincerità e qualità del dire. E cerchiamo un pubblico attento e aperto a capire, è difficile, soprattutto in una città come Verona, frequentiamo spesso la sala del Conservatorio per i concerti degli alunni, siamo poche decine di spettatori, perché si cerca il conosciuto, non il conoscere. È difficile il nostro operare, senza proclami, senza appoggi stellari, è difficile anche per un’Amministrazione pubblica dare aiuto a un Festival che serve solo a fare Cultura, addirittura con ingresso gratuito, un Festival conosciuto più nel mondo, che nella città, e in questo Paese, un Festival che dice che Verona non è solo la Casa di Giulietta o… è anche il luogo dove un piccolo e povero Festival mostra storie poco conosciute e che è bello ascoltare e vedere. Questo è il San Giò Verona Video Festival 2026 …”. Tutto, quindi, frutto di passione e di impegno, di lungimiranza e di tenacia, che onorano l’Ideatore e l’Organizzatore di un Festival, a livello globale, Brusaporco, il Festival stesso e Verona, che lo ospita…
Pierantonio Braggio

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