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| Mercoledě 25 Agosto 2010 |
Mogadiscio, continuano gli scontri
Mentre nuovi violentissimi scontri sono scoppiati questa mattina a Mogadiscio lo stringer del Corriere, Yussuf Hassan, è stato rilasciato dalla polizia che lo ha tenuto tutta la notte in una cella buia, senza arredamento e senza acqua e cibo. Yussuf, che si trovava vicinissimo all’hotel Muna assalito dai terroristi di Al Qaeda, era stato arrestato mentre stava per effettuare un collegamento audio con il Corriere.it. Poiché c’era vento che soffiava nel telefono, la sua voce arrivavo poco comprensibile. Gli è stato chiesto di spostarsi e trovare una collocazione migliore. Lui si è accovacciato dietro un muro e ha messo le mani per proteggere l’apparecchio. E’ stato notato da tre poliziotti in borghese mentre parlava in italiano. Così l’hanno preso per un complice dei terroristi e l’hanno arrestato. Durante l’interrogatorio hanno sospettato che attraverso quel telefono potesse indicare ai complici degli insorti dove dirigere eventuali attacchi missilistici. A nulla è valsa la conversazione con uno dei capi della polizia che ha risposto al suo telefono, al quale era stato assicurato che si trattava di un giornalista. Yussuf è stato tenuto in cella tutta la notte. Solo stamattina un alto ufficiale sollecitato a intervenire ha disposto il rilascio del nostro collaboratore.
Questa mattina gli insorti islamici shebab (una sorta di talebani somali, la parola vuol dire “gioventù” in arabo) hanno attaccato le strade di accesso a Villa Somalia, il palazzo del presidente Shek Sharif Shek Ahmed. La loro avanzata è stata bloccata dei soldati governativi che hanno ricevuto, come sempre, l’aiuto essenziale delle truppe del contingente dell’Unione Africana, ugandesi e burundesi. Durante la notte scorsa ci sono stati continui scambi di colpi di artiglieria. Alcune bombe cadute sul mercato di Bakara hanno provocato diversi morti e feriti. Gli shebab hanno anche ufficialmente preso possesso della radio «Santo Qorano», un’emittente privata religiosa, ma non sovversiva. Come spiega un comunicato del sindacato dei giornalisti somali i radicali «l’hanno subito trasformata in una radio dell’odio». Il sindacato ha denunciato anche la morte di un famoso giornalista, Barkhad Awale Adan, ucciso ieri mattina da un proiettile vagante durante l’assalto all’hotel Muna. Massimo A. Alberizzi malberizzi@corriere.it

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