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| Sabato 5 Giugno 2010 |
No al testamento biologico
Il Comune di Vicenza dice no (almeno per ora) al testamento biologico. Il giudizio sul grado di «fattibilità» dell’iniziativa, infatti, è stato decretato dalla commissione speciale istituita dal sindaco Achille Variati e che in questi mesi si è preoccupata di studiare la materia per capirne realizzazione in termini legislativi, limiti e caratteristiche. Ora arriva il responso. Ed è negativo, come è stato comunicato ieri sera dal direttore generale del Comune Simone Vetrano alla conferenza dei capigruppo. Il primo no, quello decisivo, si dà per «riserva costituzionale in materia sanitaria », e si spiega che «anche in presenza di vuoti legislativi, non è facoltà degli enti locali esprimersi in merito, altrimenti si assisterebbe alla nascita di diversi casi tutti differenti a seconda dei singoli orientamenti». Insomma: da Palazzo Trissino si decreta che il testamento biologico che tanto dibattito ha creato nei mesi scorsi, ora non si può realizzare. Come ieri sera il segretario Vetrano ha spiegato ai consiglieri comunali, «si tratta di materia dove gli enti locali non hanno potere di legiferare e non vale nemmeno il ragionamento dove, con vuoto legislativo, si possa intervenire in ambiti dove è lo Stato a dover dire per primo la sua». Non solo: dall’ufficio del sindaco si fa presente anche il secondo diniego, collegato al motivo fondamentale (assenza di competenza), ma che si basa sul fondamento di inutilità: «Obiezioni molto forti, proprio per l’assenza di una legislazione nazionale in materia, si hanno sul grado di utilità di questo registro - si spiega dalla segreteria generale - perché la stessa assenza di legge, lo renderebbe a rischio di validità. E siccome lo stesso sindaco ha sempre tenuto a dire che non si vuole realizzare una cosa dal solo significato simbolico, creando false aspettative nei cittadini, qui vediamo che l’iniziativa non è praticabile ».
La riunione serale è stata vivace, ma si è arrivati sostanzialmente ad una scelta decisiva. «Cosa succederà adesso? L’intenzione comune è quella di congelare la discussione sul tema, almeno fino a luglio, in attesa di qualche novità in ambito legislativo a livello nazionale - spiega Federico Formisano (capogruppo Pd), sintetizzando l’esito della conferenza dei capigruppo -. Visto gli impedimenti, qui ci sarebbe il rischio di aprire un registro prettamente certificativo e non di reale utilizzo. Aspettiamo che venga discusso in parlamento, dunque. Mantenendo tuttavia l’impegno di affrontare di nuovo la questione prima della pausa estiva». La mozione, votata a fine settembre 2009, aveva scatenato il dibattito in città. Si erano espressi medici, religiosi, politici. Votata in consiglio comunale (fra i primi in Italia a farlo) ha visto lo stesso «cattolicissimo » sindaco Achille Variati uscire dall’aula, astenendosi dal voto, pur «promettendo, come sindaco di tutti, il dovere di proseguire un tracciato votato dalla maggioranza per verificarne la praticabilità». Di qui, dunque, l’idea di una commissione speciale, composta da demografi, avvocati e tecnici comunali, per approfondire il perimetro legale dell’iniziativa. Non solo: nei mesi scorsi non era mancato un intervento critico dello stesso vescovo Cesare Nosiglia che «amareggiato » aveva definito la stessa mozione «una moneta fuori corso».

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