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Lunedì 6 Dicembre 2021
“Vola la spesa pubblica: quest’anno, essa “sfonda” quota mille miliardi di euro”. Ce ne parla CGIA, Mestre. Migliora il rating di Fitch, per l’Italia a BBB - 4 dicembre 2014. Problema inflazione.

Dinanzi al dettaglio delle diverse e precise considerazioni, che seguono, proposte, con cura straordinaria, da CGIA, Mestre, non ci resta che pubblicarne il comunicato, che ci fa perfettamente comprendere, come, unica cosa, che dobbiamo fare, sia risparmiare, ivestendo, e spendere bene, quanto otterremo in prestito dall’Europa. Il comunicato: ”Quest’anno, la spesa pubblica italiana “sfonda” quota mille miliardi di euro. Per tenere aperti gli uffici, per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, le pensioni e per erogare i servizi di natura pubblica (sanità, sicurezza, scuola, trasporti, etc.), lo Stato spende per gli italiani quasi 3 miliardi di euro al giorno. A segnalarlo è l’Ufficio studi della CGIA. Una cifra gigantesca che, come era prevedibile, è aumentata anche a seguito delle importanti misure messe in campo, per il 2021, dai Governi Conte bis e Draghi. Provvedimenti, che si sono resi indispensabili per fronteggiare gli effetti negativi imposti dalla crisi pandemica. Rispetto al 2020, infatti, quest’anno le uscite complessive dello Stato sono aumentate di oltre 56 miliardi di euro (154,2 milioni al giorno, in più, rispetto al 2020). Intendiamoci, una spesa pubblica importante, per mitigare gli effetti di una crisi economica e sociale, mai vissuta, negli ultimi 75 anni, non costituisce un problema, anzi. Nel momento della difficoltà nessuno può essere lasciato indietro e lo Stato ha l’obbligo di mettere in campo tutte le misure necessarie, per tutelare soprattutto le fasce sociali più deboli. Quest’anno spendiamo 4 PNRR1. I mille miliardi di spesa pubblica che usciranno, nel 2021, dalle casse pubbliche, sono  un importo di oltre 4 volte superiore a quanto saremo chiamati a spendere, nei prossimi 5 anni, con i soldi messi a disposizione  dal PNRR che, ricordiamo, ammontano a circa 235 miliardi di euro. Intendiamoci: nessuno mette in discussione l’importanza e l’utilità delle risorse straordinarie che saremo chiamati ad investire nei prossimi anni. Ci mancherebbe.  Tuttavia, vorremmo che il dibattito che si è aperto in questi ultimi mesi sulla necessità di spendere presto e bene queste risorse europee fosse sempre vivo. Una spesa, quella pubblica, che per quasi 900 miliardi è di parte corrente e viene utilizzata, in particolar modo, per liquidare gli stipendi dei dipendenti del pubblico impiego, per consentire i consumi della macchina pubblica e per pagare le prestazioni sociali. L’assalto alla diligenza, cui abbiamo assistito, in questi giorni, in Parlamento, con la presentazione di migliaia e migliaia di emendamenti, alla legge di Bilancio, non lascia presagire nulla di buono. Il pericolo che, nel 2022, la spesa pubblica superi abbondantemente i mille miliardi toccati quest’anno è molto plausibile. Meno tasse, solo con tagli strutturali alla spesa. Nei prossimi anni, il problema sarà quello di ridurre progressivamente le uscite, per consentire al Governo di reperire le risorse necessarie, per realizzare, in particolar modo,  una strutturale e significativa riduzione del carico fiscale, su famiglie e imprese. Con un debito pubblico a oltre 2734 miliardi e un rapporto debito/Pil, che si aggira attorno al 154 per cento, questa riforma non potrà essere finanziata, in deficit. Anche perché l’UE, molto probabilmente, non ce lo permetterebbe; alla luce del fatto che le disposizioni del Patto di Stabilità, che comunque dovrà essere revisionato, dovrebbero tornare operative dal 2023. Ovviamente, segnalano dalla CGIA, grazie anche alle risorse, messe in campo dal PNRR, nei prossimi anni sarà necessario produrre più ricchezza e lavoro. Solo così riusciremo ad aumentare significativamente la platea degli occupati, che ci consentirà di spendere meno per sussidi, bonus, contributi a fondo perduto ed integrazioni al reddito. Non solo. Potremmo altresì beneficiare di maggiori entrate fiscali, grazie al versamento di nuova Irpef e di ulteriori contributi previdenziali. Le politiche espansive spingono all’insù l’inflazione. Il forte aumento dell’inflazione registrato in questi ultimi mesi è sicuramente imputabile all’incremento dei prezzi delle materie prime (gas e petrolio in primis) ma, anche, dalle politiche espansive adottate dai singoli stati nazionali e dalla BCE. Tuttavia, sebbene nel biennio 2017-2018 la Banca Centrale Europea fosse arrivata ad acquistare fino a 80 miliardi di euro al mese di titoli di stato pubblici, ora ne acquista circa 15 al mese. Alla fine dello scorso ottobre, con il Programma di acquisto dei titoli del Settore Pubblico (PSPP), la BCE ne ha cumulati 2.603 miliardi, di cui 433 miliardi di titoli italiani (16,7 per cento del totale). In altre parole, è stata realizzata una grandiosa iniezione di liquidità, nel sistema economico europeo, che non ha precedenti. Alla luce di ciò, è evidente che, se le banche centrali vorranno “raffreddare” il caro prezzi, molto probabilmente dovranno ridurre l’iniezione di liquidità, immessa in questi ultimi anni. Per un Paese come l’Italia, che ha un debito pubblico gigantesco, questo scenario rischia di peggiorare ulteriormente il nostro quadro finanziario.   Tra le uscite spiccano le pensioni: deficit a 167,7 miliardi
Secondo la Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2021, la voce di spesa corrente più significativa, che registriamo,  quest’anno nel nostro Paese, è quella pensionistica che ammonta a 287,6 miliardi di euro. Seguono i redditi da lavoro dipendente2 con 179,4 miliardi,  i consumi intermedi3 con 161,9 miliardi, le altre prestazioni sociali, con 116,3 miliardi e le altre spese correnti con 87,6 miliardi. Includendo anche gli interessi sul debito pubblico (pari a 60,5 miliardi), il totale spese correnti ammonta a 893,4 miliardi, di cui 129,4 per la spesa sanitaria. Se aggiungiamo anche le spese in conto capitale (ovvero gli investimenti), che per l’anno in corso sono pari a 107,3 miliardi, la spesa finale ammonta a 1.000,7 miliardi. Per contro, le entrate totali quest’anno raggiungeranno quota 832,9 miliardi: pertanto l’indebitamento netto si attesta a -167,6 miliardi di euro (-9,4 per cento del Pil)”.
–––––––––––––––––––––––––––
1 Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza
2 Costo degli stipendi dei dipendenti pubblici
3 Sono gli acquisiti/spese sostenute dalla Pubblica Amministrazione, per il suo funzionamento.

Se è vero che la statunitense Fitsch vede un po’meglio il nostro Paese, e ce ne rallegriamo, è altrettanto vero che la situazione economico-finanziaria ci preoccupa, non poco, visto che il rapporto debito-pil si trova a circa il 154%, che l’iflazione è ad un po’ oltre il 3%, e la BCE ha ridotto i suoi acquisti di bonds, certo, italiani e stranieri. Dobbiamo, dunque, creare – e non è una novità – forte crescita economica, aiutando, stimolando l’economia, per dare alle stessa un forte spinta, costante impulso, a fare sì che il 6,5% in più di crescita, di cui stiamo godendo, si mantenga, anche se, in percentuale inferiore, nel procedere, con gli anni Venti. Bisogna augurarsi, anche, di riuscire a debellare il virus…
Pierantonio Braggio




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