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| Luned 18 Settembre 2023 |
Agricoltura: Verona e il Veneto, locomotive d’Italia. Ma, costi e siccità… Report semestrale 2023 di Confagricoltura, in collaborazione con CGIA, Mestre.
“Verona e il Veneto sono sempre più la locomotiva agricola d’Italia. Nel 2022, il valore della produzione agricola regionale ha sfiorato i 7,4 miliardi di euro, pesando per oltre l’11% del totale nazionale, con una crescita del 18,6%: quasi 3 punti in più dell’Italia. Verona rimane leader, con un valore aggiunto (la differenza tra il valore delle produzioni e il costo dei beni e servizi intermedi) che la vede seconda provincia in Italia dietro a Bolzano e seconda dopo Cuneo per l’export dell’agroalimentare. La città scaligera fa segnare il segno positivo (+1,8%) per il valore aggiunto, mentre il Veneto presenta una perdita del 0,4% rispetto al 2021 e del 4,4 per cento guardando ai dati 2019. A pesare sono ancora il forte aumento dei costi e la siccità, che hanno penalizzato fortemente il settore. Sono i dati del report semestrale 2023 “Economia, agricoltura e agroalimentare” di Confagricoltura Verona, realizzato illustrati oggi nella sede dell’associazione agricola, con il consuntivo 2022 e le prime proiezioni sul 2023 relativi ai diversi comparti agricoli, ai prezzi e all’escalation dei costi, e numeri aggiornati sulla manodopera e sull’export. Di particolare interesse un’appendice dedicata al meteo degli ultimi 15 anni, con le medie annuali di precipitazioni nelle province del Nord Italia. Dall’elaborazione CGIA su dati Istat, si nota come sia stato il processo inflattivo a determinare una salita molto netta del valore nominale delle produzioni nell’ultimo biennio: nel 2022, rispetto al 2019, i prezzi pagati agli agricoltori sono risultati infatti superiori del 27,3%. Per valore delle produzioni sono gli allevamenti zootecnici a fare da traino, con un + 25,4% rispetto al 2021 grazie alla buona performance di carne, latte, uova e miele. Dopo un pessimo 2021, ripartono le produzioni di frutta, con crescita boom dei kiwi in termini quantitativi e di valore, e buone performance per le pere, le pesche e le mele. Per i prodotti vitivinicoli, gli ortaggi e i cereali si registrano incrementi meno rilevanti, ma vantaggi relativi: a variazioni nominali positive, corrispondono infatti riduzioni dei volumi prodotti. Ma se il valore della produzione regionale, nel 2022 è di 7,4 miliardi di euro, il valore aggiunto è di 3,3 miliardi: in termini reali – 0,4% rispetto al 2021 e addirittura – 4,4% rispetto al 2019. Sono soprattutto i costi, in particolare energetici e dei fertilizzanti, a ridurre i margini degli agricoltori: in appena 3 anni il peso dei costi sul valore della produzione è salito di 6 punti percentuali schizzando al 58,6% nel 2022. Pesano anche l’impennata dei costi dei mezzi di produzione (+28,4% nell’ultimo biennio) e del costo del denaro. Per il 2023 le previsioni indicano un’ulteriore flessione del valore aggiunto (-0,5%), ad eccezione di Verona, che con 1 miliardo di euro pesa per il 30% sul totale regionale, per la quale il segno si prefigura positivo (+0,6%). La provincia scaligera presenta, infatti, una marcia in più grazie all’export agroalimentare, che vale circa il 45% di quello Veneto e il 7% di quello nazionale. Dal 2007 al 2022 il suo valore è più che raddoppiato, passando da 1,6 miliardi a 4 miliardi (+147%), mentre il Veneto non va oltre i 9 miliardi. Una crescita più veloce, per l’agroalimentare scaligero, rispetto al totale dell’export di Verona (+82%), tanto che si piazza al secondo posto in Italia dopo Cuneo e davanti a Milano, Bologna e Parma. Nei primi venti posti del ranking si inseriscono tre province venete: Treviso, con l’undicesimo piazzamento, Vicenza con il quindicesimo e Venezia con il diciassettesimo. Anche in termini di manodopera il peso veneto e veronese è rilevante, con 94.600 unità di lavoro in Veneto (dati 2022) su 232.000 del Nordest e 1,1 milioni dell’Italia. Le previsioni 2023 confermano, però, la flessione in atto da alcuni anni, con 90.800 unità nelle campagne. Verona manterrà il numero più elevato, con 25.500 lavoratori (30%), davanti a Treviso con 18.700, Padova con 13.200, Venezia con 11.700, Vicenza con 9.800, Rovigo con 9.000 e Belluno con 2.900. Verona è tra le prime posizioni anche nella classifica dolente delle province più siccitose, occupando l’ottavo posto, rispetto alle 10 principali province agricole, per precipitazioni più scarse, con una media annua di 788 millimetri dal 2006 al 2021. È il grado di piovosità tra i più bassi del Nord d’Italia, con Venezia (679 millimetri) e Rovigo (667 millimetri) che seguono a ruota, mentre Belluno si distingue per indice di precipitazioni molto alto (1.563 millimetri), seguita da Vicenza (1.137 millimetri) e Treviso (1.111) con indice alto, mentre quello di Padova è medio (922 millimetri). Spiega Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona: “Presentiamo quest’anno, per la prima volta, un report semestrale con i dati inerenti all’anno in corso dell’agricoltura in relazione al Veneto e ad altre realtà agricole importanti d’Italia. Da sottolineare la tenuta del comparto agroalimentare veronese, che si conferma tra le primissime posizioni d’Italia sia per il valore aggiunto, sia per l’export. Da evidenziare gli interessanti dati sull’impiego di manodopera, che confermano la difficoltà del reperimento, mentre è molto significativa, in quanto corredata dai dati sulle potenzialità produttive delle nostre colture, la sezione inerente i dati agrometeorologici. Verona, purtroppo, è tra le prime province, ma stavolta in negativo, per la siccità, dato che nella nostra provincia sta piovendo poco. Quest’anno, dopo il primo semestre, c’è stato tuttavia un recupero della piovosità, che ci permetterà di chiudere la stagione in modo positivo. Presenteremo il riassunto complessivo di com’è andata l’annata 2023 nella prossima edizione di Fieragricola, nel febbraio 2024, con il consuntivo dei dati che ci auguriamo siano in linea con alcune produzioni del primo semestre, che stanno andando in maniera soddisfacente”. Entra nei dettagli del report Renato Mason, segretario di Cgia Mestre: “La provincia di Verona si conferma sempre più leader a livello agroalimentare, seconda dopo Bolzano nella classifica del valore aggiunto prodotto dal settore primario. Una leadership che si sintetizza in un risultato positivo nel 2022 nonostante l’anno siccitoso e l’escalation dei costi dei mezzi di produzione. Il successo sui mercati internazionali è stato confermato nel 2022 con la provincia di Verona che si piazza al secondo posto con 4 miliardi di euro di valore esportato, subito dopo Cuneo; nel primo semestre del 2023, nonostante il rallentamento della crescita del commercio mondiale, prosegue la spinta dell’export agroalimentare veronese nel mondo (+11,5%) che balza al primo posto nella classifica delle province italiane con 2,1 miliardi di valore esportato in soli 6 mesi”. Dati importanti, che confermano la laboriosità, radicata nel mondo agricolo veronese, e Veneto, confermando, come, da sempre, Verona, abbia avuto e abbia, nell’agricoltura, la base principale del suo movimento economico, con benefico contributo al lato sociale. Un comparto agroalimentare veronese, dunque, che si pone, tra le primissime posizioni d’Italia, quanto a valore aggiunto, che per l’export, comparto che va fatto conoscere, onde meglio, anche, si sappia, che quanto consumiamo è frutto di grande impegno di quell’uomo, che si dedica, nel corso di tutto l’anno, alla lavorazione della terra, valorizzando, al tempo, il territorio.
Pierantonio Braggio

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