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| Domenica 8 Settembre 2024 |
A giugno, resta debole l’attività manifatturiera veronese. Prospettive ancora negative, per la produzione, segnali di recupero si intravedono dalla domanda extra UE. L’opinione di Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Verona.
Verona: nel secondo trimestre 2024, l’attività manifatturiera delude le attese e continua a restare in campo negativo, segnando una contrazione di 3,30%, rispetto all’anno precedente. Anche la previsione per settembre, resta in flessione, seppur più contenuta (-1,43%). Le note positive arrivano dalle vendite verso i mercati extra europei +3,39% e dalle prospettive di lavoro, con il 74% delle aziende, che dichiara prospettive a medio lungo termine. L’utilizzo della capacità produttiva resta pressoché invariata, rispetto alla precedente rilevazione, con il 61% delle aziende, che dichiara un utilizzo normale o soddisfacente, mentre il 39% dichiara un utilizzo della capacità produttiva insoddisfacente. Le vendite in Italia diminuiscono del -1,37%, rispetto all’anno precedente (-3,36% nel 1° trimestre 2024), mentre quelle verso i mercati UE indicano una flessione più rilevante –2,57% (-5,04% nel 1° trimestre 2024). Nel secondo trimestre del 2024, si rileva un leggero incremento dei prezzi, sia per le materie prime +0,44%, sia per i prodotti finiti +0,33%. Fiducia stabile ma ancora debole l’indice, infatti, segna 5,2 (su una scala da 1 a 10). Soltanto il 20% degli imprenditori intervistati attende un incremento della produzione per il prossimo trimestre, mentre il 45% presume che rimanga invariata e il restante 35% prevede una contrazione. L’attuale clima di incertezza si riflette nell’intenzione di investimento: cala al 68% (dal 72% della scorsa rilevazione) la quota degli imprenditori, che prevedono di aumentare i propri investimenti o mantenerli stabili nei prossimi 12 mesi. Fatturato stabile o in aumento per l’86% delle imprese dei servizi. Raffaele Boscaini, presidente di Confindustria Verona: “Il quadro si mantiene incerto. La debole prospettiva di inversione di tendenza, che avevamo rilevato nella scorsa indagine, non ha trovato conferma nei dati di consuntivo. La nota positiva arriva, come spesso accade, dalle vendite Extra UE che confermano quanto la forza del nostro tessuto economico sia influenzata dalla sua apertura internazionale. Anche la pubblicazione dei decreti per accedere al "Piano Transizione 5.0" non hanno dato la spinta agli investimenti, che ci aspettavamo; certo è che i ritardi accumulati hanno alimentato l’incertezza rispetto alle modalità di accesso all’agevolazione frenando in alcuni casi l’intenzione delle imprese ad usufruirne. Infatti, considerando soltanto le imprese che prospettano un aumento degli investimenti grazie alle agevolazioni, circa il 50% prevede effetti negativi dei ritardi, tra le quali il 26% con impatto significativo nelle decisioni di investimento. Prima della pubblicazione definitiva delle linee guida per l’accesso alle agevolazioni, quasi 7 imprese su 10 avevano dichiarato che non avrebbero usufruito degli incentivi la maggior parte delle quali, per l’incertezza, sui profili operativi del procedimento e per i margini di tempo troppo ristretti per effettuare gli investimenti. Tutto questo unito ad un contesto poco definito mantiene bassa la fiducia delle imprese che restano estremamente caute nelle previsioni per il prossimo trimestre anche se oltre il settanta per cento dichiara di avere prospettive di lavoro a medio lungo termine. La situazione è tuttavia sostenuta dai solidi fondamentali del nostro tessuto economico, che può contare su una disoccupazione al 3,1%, sul fatto di essere la sesta provincia italiana, per valore della produzione, sulla forte presenza sui mercati internazionali e un tessuto produttivo ben diversificato. Siamo in una fase di cambiamento e di trasformazione, che non è ancora del tutto chiara se alcune traiettorie le stiamo già vedendo, penso ad esempio al green o alla digitalizzazione, altre sono ancora nascoste e sottotraccia, ma sarà su queste che si giocherà la sfida del futuro. Proprio per questo abbiamo deciso di dedicare proprio alla fluidità di questo momento la nostra prossima assemblea pubblica del 9 ottobre. Lo faremo come al solito guidati da figure di spicco, che ci accompagneranno in una riflessione che partendo dal futuro ci parlerà del presente”. Dipendiamo molto dagli acquisti dall’estero – lo leggiamo, anche, qui sopra – e l’attuale, difficile situazione internazionale, non aiuta, certo, con l’import, come avveniva in passato. La buona volontà delle imprese, la capacità produttiva e la qualità dei nostri prodotti, però, non mancano e, per il momento, non resta che sperare in un futuro, che permetta una ripresa economica internazionale, capace di ridare, al più presto, migliore vita alla meritevolissima imprenditorialità veronese e italiana.
Pierantonio Braggio

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