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| Lunedì 24 Marzo 2025 |
Collettore del Garda: venti sindaci della riviera veronese e AGS chiedono rassicurazioni sui fondi per l’opera «Sponda veronese pronta a partire: si stanzi quanto promesso»
Riunione dei sindaci e Azienda Gardesana Servizi in Provincia per fare squadra, dopo la nota ministeriale che destinerebbe solamente 52 milioni e, di questi, 22 milioni alla sponda veronese
Azienda Gardesana Servizi e i venti sindaci soci interessati dai lavori di rifacimento del collettore del Garda chiedono al Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica di fare chiarezza sui fondi destinati all’opera.
In un incontro tenutosi nella sede della Provincia di Verona, i sindaci hanno sollecitato, con forza, chiarimenti al ministro per l’Ambiente on. Gilberto Pichetto Fratin. Erano presenti il presidente della Provincia Flavio Pasini, il presidente di Azienda Gardesana Servizi Angelo Cresco, con il direttore generale Carlo AlbertoVoi e i parlamentari veronesi Paola Boscaini, Aurora Floridia, Matteo Gelmetti, Ciro Maschio, Maddalena Morgante, Marco Padovani e gli europarlamentari Paolo Borchia e Flavio Tosi. A rappresentare i Comuni gardesani presenti il sindaco di Bardolino Daniele Bertasi.
Il nodo da chiarire è quello degli stanziamenti necessari per completare la realizzazione del collettore del Garda. Il 3 febbraio scorso, a Bardolino, il ministro Pichetto Fratin aveva garantito la disponibilità di 100 milioni di euro di copertura per realizzare l’opera, grazie al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC). Una nota ministeriale datata 11 febbraio, invece, suddivideva i 100 milioni in causa così: 78 per i lavori sulla sponda bresciana e solo 22 per quella veronese. Nota a cui i sindaci hanno risposto con una lettera indirizzata alla viceministro Vannia Gava, chiedendo rassicurazioni. Dalla Direzione del Ministero è arrivata nei giorni scorsi una lettera che prevede un taglio netto dei fondi annunciati: solo 52 milioni di euro, e non più 100; di questi, 30 sarebbero destinati alla sponda bresciana e solo 22 a quella veronese. Cifre che hanno provocato la mobilitazione dei sindaci e di AGS.
“Chiediamo ai nostri parlamentari – ha sottolineato il presidente di AGS Cresco – che si facciano portavoce con il Ministero, per capire se i restanti 50 milioni di euro siano spariti o possano ancora essere utilizzati come fondo di coesione per realizzare il collettore. Soprattutto vogliamo sapere come verranno suddivisi tra la sponda veronese e bresciana, che non potrà partire con i propri lavori prima del 2027. Come AGS abbiamo utilizzato tutte le risorse a nostra disposizione. Ma siamo in grado, grazie ai lotti funzionali in cui è suddiviso il progetto, di mettere a frutto ogni finanziamento per avanzare con le opere necessarie. Non dobbiamo mai dimenticare che salvaguardare il lago significa anche salvare l’ambiente, l’ecosistema e l’economia di una area molto vasta”.
“Il ruolo della Provincia – ha detto il presidente Flavio Pasini – è fondamentale per riunire il territorio e favorire il dialogo con i sindaci. In questo momento abbiamo un’urgenza per il Lago di Garda con il collettore. I soldi a disposizione non sono sufficienti, anche la Provincia può fare la sua parte, essendo la casa dei Comuni e del territorio. È importante che i sindaci tra di loro facciano squadra e che la Provincia si metta a disposizione per questa esigenza”.
“Proteggere e valorizzare il patrimonio ambientale del lago di Garda deve essere la priorità: come sindaci siamo coesi nel chiedere certezze sui fondi per la realizzazione di quest’opera fondamentale – dice il sindaco di Bardolino Daniele Bertasi, Comune capofila della richiesta dei 20 Comuni soci di AGS –. L’incontro di oggi è stato positivo, perché ha messo intorno a un tavolo sindaci, Provincia, AGS, parlamentari ed europarlamentari veronesi, che si sono detti disponibili a trovare una soluzione per finanziare l’opera. Ci auguriamo che i fondi arrivino quanto prima perché i progetti esecutivi per la sponda veronese sono pronti e attendono solo i finanziamenti per partire con i cantieri”. Gli altri enti sono Affi, Brentino Belluno, Brenzone sul Garda, Caprino Veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda, Dolcè, Ferrara di Monte Baldo, Garda, Lazise, Malcesine, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Torri del Benaco e Valeggio sul Mincio.
«L’adeguamento della infrastruttura fognaria del lago, giunta a fine vita, è improrogabile: è giusto che i lavori inizino laddove ci sono progetti pronti a partire, e cioè sulla sponda veronese – evidenziano il sindaco di Bardolino e il presidente di AGS Angelo Cresco –. Ci teniamo a sottolineare che non si tratta di mettere in competizione le due rive del lago, ma di applicare il buon senso, portando avanti i progetti più maturi, al fine di evitare maggiorazioni dei costi e allungamenti nei tempi di realizzazione».

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