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| Gioved 12 Febbraio 2026 |
“Giornata del Ricordo”, costante monito contro l’odio tra i popoli. In memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano - dalmata, a Montecitorio. Vatican News, 10 febbraio 2026
“La vicenda degli esuli giuliano-dalmati è una delle pagine più drammatiche della recente storia italiana, anche perché ha segnato profondamente il confine orientale, attraverso una lunga sequenza di eventi tragici, in cui lo scontro ideologico si è unito all’intolleranza etnica e agli orrori dei conflitti armati. Istituito con una legge del 2004, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo e delle vicende del confine orientale del secondo dopoguerra, il Giorno del ricordo viene celebrato in Italia, ogni 10 febbraio. In questa giornata sono organizzate iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso le Scuole di ogni ordine e grado, oltre a convegni, incontri e dibattiti. Quest’anno, tra gli altri, la terza edizione del “Treno del Ricordo”, la mostra multimediale itinerante allestita su una locomotiva storica che ripercorre idealmente il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati per raggiungere i vari campi profughi sul territorio nazionale, da Nord a Sud. Da oggi, fino al primo marzo, il treno toccherà 11 tappe: Trieste, Pordenone, Bologna, Pescara, L’Aquila, Roma, Latina, Salerno, Reggio Calabria, Palermo e Siracusa. Ancora oggi si ignora il numero delle vittime delle foibe perché nessuno allora tenne quella tragica contabilità, ma anche perché in molti comuni i partigiani di Tito distrussero le anagrafi per occultare il numero dei loro misfatti. La pubblicazione citata nella relazione dell’allora proposta di legge, segnalava che gli infoibati sarebbero stati circa diciassettemila. La Giornata ricorda inoltre l’esodo dei trecentomila italiani dall’Istria e dalla Dalmazia tra gli anni 1945-1954, un fenomeno che si sviluppò, a seguito della rinuncia di Roma alla cosiddetta “zona B”, ovvero l’Istria e la Dalmazia. Gli italiani di quelle terre, per evitare di finire sotto la dominazione comunista di Tito, preferirono abbandonare case, beni, affetti e partire. Molti rientrarono in Italia, altri, invece, partirono per gli Stati Uniti, il Canada e l’Australia. “Il ricordo non è rancore, ma giustizia” ha postato su X la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi. Abbiamo ricevuto un testimone, e non intendiamo farlo cadere”. Nel corso del suo intervento alla Camera, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha detto: “Siamo qui, non solo per ricordare e per tramandare ma anche per rinnovare la nostra richiesta di perdono per il colpevole silenzio che ha avvolto e coperto queste voci per troppi anni. Oggi” ha aggiunto “ricordiamo le vittime, ricordiamo il loro dolore, ricordiamo la vergogna perpetrata ai loro danni”. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, nel suo discorso ha spiegato come quella drammatica vicenda sia ancora “un costante monito contro l’odio tra i popoli e le nefaste conseguenze dei conflitti armati. Confrontarci con le tragedie del passato”, ha aggiunto, “ci aiuta ad affrontare con maggiore consapevolezza le fide presenti e future. Siamo tutti chiamati alla responsabilità di costruire una società dove non ci sia posto per alcuna discriminazione e intolleranza, da consegnare in eredità alle giovani generazioni. Mi auguro dunque che questa giornata contribuisca a rinnovare e rafforzare la memoria collettiva di un dramma che ci riguarda da vicino, e che non può più essere taciuto”. Ricordiamo, dunque, il triste accaduto, che invita ad evitare ogni conflitto, anche ideologico, ad estirpare la guerra, laddove la stessa, oggi, purtroppo domina, e a dare vita alla pacifica convivenza, fra genti e nazioni. Nella foto: ...Costretti ad abbandonare la propria terra…, tutto... Non restava – direbbe Ugo Foscolo – "che il pianto"…!
Pierantonio Braggio

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