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Mercoled 18 Febbraio 2026
Pietro Bartolozzi: rigore, visione e umanità nella chirurgia vertebrale

Con la scomparsa del Prof. Pietro Bartolozzi (1941–2026), l’Ortopedia italiana perde uno dei suoi pilastri più autorevoli e lungimiranti. Direttore della Clinica Ortopedica e Traumatologica dell’Università di Verona dal 1991 al 2012, già Direttore della Clinica Ortopedica dell’Università di Cagliari dal 1986 al 1991, Presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia nel biennio 2008–2010, Bartolozzi ha rappresentato per oltre quattro decenni un faro nella chirurgia vertebrale nazionale e internazionale. Allievo del Prof. Oscar Scaglietti, che fu prima direttore dell’Istituto Ortopedico Toscano e poi del CTO di Firenze, Bartolozzi si formò alla scuola di un Maestro che aveva segnato profondamente l’ortopedia del Novecento. Scaglietti, figura forgiata anche dall’esperienza drammatica della II Guerra Mondiale, quando venne nominato ufficiale responsabile di un Centro Ortopedico per mutilati per far fronte all’emergenza bellica, trasmise ai suoi allievi non solo competenze tecniche ma un senso altissimo di umanità verso il paziente e verso la disciplina. Il filo della grande scuola ortopedica fiorentina attraversò così generazioni e maestri che hanno segnato la storia di quel settore in Italia: in quel contesto si formò anche il Prof. Federico Perazzini, fondatore della Clinica San Francesco di Verona, che nel secondo dopoguerra e fino agli anni Sessanta lavorò come assistente di Scaglietti all’Istituto Ortopedico Toscano. Ricorda quegli anni il figlio Piergiuseppe, anch’esso chirurgo ortopedico: «Mio padre mi raccontava di quegli anni, dell’entusiasmo straordinario che tutti vivevano. Bartolozzi era uno dei chirurghi più determinati che mio padre, accanto a Scaglietti, aveva contribuito a forgiare». Erano anni di grande fermento: molti giovani medici si affacciavano alla scuola fiorentina attratti dalla vitalità di un ambiente che stava profondamente aggiornando la chirurgia ortopedica. Qualche anno dopo, negli anni Ottanta, lo stesso Piergiuseppe Perazzini conobbe personalmente Bartolozzi a Firenze durante la sua specializzazione in ortopedia. All’epoca Bartolozzi era già una figura di primo piano: aiuto universitario di grande rilievo e Professore Associato al CTO di Careggi, dove si occupava dell’insegnamento della chirurgia del rachide, ambito nel quale avrebbe poi sviluppato un’indiscussa e innovativa competenza. «Quando l’ho conosciuto di persona», racconta ancora Perazzini, «era già un riferimento per noi giovani specializzandi, aveva un’autorità naturale, ma non era mai distante. In reparto e in sala operatoria trasmetteva rigore e metodo, ti faceva capire che la chirurgia del rachide non era solo tecnica ma responsabilità verso il paziente». Pietro Bartolozzi raccolse l’eredità del suo Maestro con rispetto, ma seppe andare oltre. Non fu semplicemente un continuatore: costruì un proprio percorso scientifico e organizzativo dando vita a una Scuola moderna e autonoma. Già nel 1972, per un breve periodo, collaborò con Scaglietti a Villa Salus, condividendo anche le missioni in Libia per visitare i pazienti e programmare il loro trasferimento nella casa di cura bolognese, esperienza che raccontò nel 2022 in uno scambio epistolare in occasione della pubblicazione del volume “Libici a Villa Salus”, testimoniando ancora una volta la lucidità della memoria e l’affetto per quella stagione professionale intensa e formativa anche a livello umano. Il biglietto di ringraziamento che il Professore inviò a Villa Salus dopo aver ricevuto il libro è ancora oggi conservato come segno tangibile della sua signorilità e della sua attenzione ai rapporti umani. Professore ordinario a Verona dal 1991 al 2012, Bartolozzi trasformò la Clinica Ortopedica e Traumatologica in un centro di riferimento, rinnovando profondamente anche la Scuola di Specializzazione. Già nei primi anni Novanta introdusse modelli formativi di ispirazione nordamericana, allora sconosciuti nel panorama italiano, contribuendo a delineare un’impostazione didattica più strutturata. Molti dei suoi allievi, oggi affermati professionisti e docenti, si riconoscono in quella visione rigorosa ma aperta al cambiamento: una vera “generazione Bartolozzi”. Dedicò gran parte della sua attività scientifica e clinica allo studio e al trattamento delle patologie spinali, introducendo tecniche innovative e contribuendo in modo determinante alla loro sistematizzazione. «Particolarmente significativa è la sua monografia sulle spondilolistesi, scritta con il Prof. Piergiorgio Marchetti, la cui classificazione rappresenta ancora oggi un riferimento a livello internazionale, una delle sue eredità scientifiche più significative», ricorda il Prof Bruno Magnan, Direttore della UOC di Ortopedia e Traumatologia presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. Raccontare il Prof. Bartolozzi limitandosi al solo profilo accademico sarebbe riduttivo: chi lo ha conosciuto ne ricorda la straordinaria capacità professionale unita a una profonda sensibilità umana. Aveva il coraggio di cercare soluzioni dove altri non le vedevano, di affrontare situazioni complesse senza sottrarsi alle responsabilità. Sapeva instaurare con il paziente un rapporto autentico, mettendolo a proprio agio anche nei momenti più delicati e compromessi: serio e rigoroso quando necessario ma capace anche di sdrammatizzare, di alleggerire le tensioni del pre e postoperatorio con una parola misurata e uno sguardo rassicurante. Carismatico e fermo trasmetteva fiducia, guidava il gruppo con chiarezza e determinazione, educando gli allievi alla tecnica, al senso di responsabilità e alla dignità del ruolo di medico: per lui non c’era solo la diagnosi ma anche il paziente. Molti gli devono la maturazione professionale e umana che ha permesso loro di ricoprire incarichi di rilievo in Italia e all’estero. Nel biennio 2008–2010, alla Presidenza della SIOT, rappresentò con equilibrio ed efficienza l’intera comunità ortopedica italiana, offrendo stimoli e prospettive di ampio orizzonte. La sua figura rimane quella di un uomo di grande cultura ed eccellenza professionale, capace di coniugare visione strategica, rigore scientifico e umanità. Il ricordo di molti allievi che gli sono stati accanto restituisce l’immagine di una continuità ideale: dalla grande stagione di Scaglietti fino a Bartolozzi, quale prova che quella scuola non è solo storia, ma un’eredità viva, fatta di persone, carattere e dedizione assoluta alla chirurgia. Con Pietro Bartolozzi scompare uno degli ultimi grandi Maestri di una stagione irripetibile dell’ortopedia italiana. Resta la sua Scuola, resta il suo esempio, resta una lezione che continua a vivere nelle mani e nella coscienza di chi ha formato. Un faro che continuerà a illuminare la chirurgia vertebrale ben oltre il suo tempo. Alla figlia Federica, all’adorato nipote Giulio e in particolare alla moglie Mariarosa, presenza discreta e sempre partecipe al suo fianco, va il pensiero riconoscente di colleghi, allievi, amici e pazienti. Toccante, tra i ricordi, quello del dott. Andrea Atzei, tra i luminari della chirurgia della mano, di cui Bartolozzi fu relatore di laurea nel 1990: «Un Maestro, una stretta di mano all’alba di ciò che sarei diventato. Grazie per aver creduto in me e per aver segnato il mio cammino. Un ultimo saluto, con gratitudine.»
di Federico Martinelli



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