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| Gioved 2 Aprile 2026 |
Made in Italy: la strategia, per navigare il caos globale è seguire la stella polare delle eccellenze. A Negrar, l’incontro promosso da Coldiretti e Valpolicella Benaco Banca, con Ettore Prandini e Giuliano Noci
“Non più solo subire l'incertezza, ma cavalcarla con una strategia attiva seguendo la stella polare delle eccellenze. È questo il messaggio emerso dall’incontro "Nel caos globale una bussola per l’export italiano" che si è svolto ieri nella sede della Cantina Valpolicella Negrar. L’appuntamento, diventato ormai un punto di riferimento per il settore agroalimentare veronese, ha tracciato la rotta per le imprese in un panorama internazionale segnato da tensioni geopolitiche e barriere commerciali sempre più pesanti. I saluti di apertura sono stati affidati ai vertici delle istituzioni promotrici dell’iniziativa: Giampaolo Brunelli, Presidente della Cantina Valpolicella Negrar, Fausto Rossignoli, Sindaco di Negrar di Valpolicella, Daniele Maroldi, Presidente BCC Valpolicella Benaco, Christian Marchesini, Presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Fabrizia Corradi, Presidente della Pro Loco di Negrar di Valpolicella, Nicola Mori, docente del Dipartimento di Biotecnologie dell’Università di Verona e Carlo Salvan, Presidente di Coldiretti Veneto. Il Direttore di Coldiretti Verona, Massimo Albano, ha coordinato gli interventi. Nell’aprire i lavori, Alex Vantini, Presidente di Coldiretti Verona, ha puntato l’attenzione sulla sfida operativa che attende le aziende veronesi. “Oggi produrre eccellenza non basta più – ha affermato – perché le regole del gioco cambiano ogni giorno. È necessario che le nostre aziende agricole si dotino di strumenti analitici per trasformare le minacce globali in opportunità di crescita, riaffermando con orgoglio la leadership del nostro agroalimentare”. Riferendosi al mondo del vino ha poi aggiunto: “Con un calo complessivo sul mercato globale del -3,8% nei volumi e del -2,2% nel valore, l’unica categoria in controtendenza sono gli spumanti che segnano a livello mondiale un +1,5% in volume e +1,4% in valore. Questo ci dice che dobbiamo puntare sulle fasce premium del mercato che premia qualità e posizionamento. Questo però è possibile facendo squadra e trovando una strategia comune”. L’analisi tecnica è stata affidata a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano, che ha illustrato come la geopolitica sia diventata una variabile di mercato primaria. "Mai come in questo momento si sente la necessità di avere una bussola – ha detto - ci troviamo in un contesto dinamico in cui è necessario definire nuovi punti cardinali, rompendo gli schemi a cui siamo abituati. Gli Stati Uniti non sono più lo 'Zio Sam' e il baricentro economico si è spostato dall'Atlantico verso Sud-Est. L'e Europea deve uscire dall'astrazione regolamentatoria in cui si è incagliata come per esempio nel caso del Green Deal e della sostenibilità a tutti i costi ma per nulla realistica”. "L’Europa – ha continuato Noci - è uno straordinario incompiuto con grandi potenzialità, ma deve iniziare a concepirsi come massa critica se vuole contare ancora qualcosa. Come pochi mesi fa ha detto il Primo Ministro canadese Mark Karney, o sei seduto al tavolo o sei nel menù noi rischiamo di non essere nemmeno nel menù. Un esempio critico è l'Intelligenza Artificiale: stiamo investendo meno del 4% delle nostre risorse e non è concepibile. Serve un pragmatismo nuovo e una bussola molto diversa da quella usata dalla Commissione UE negli ultimi dieci anni". Alla domanda su come si stia muovendo il nostro Paese, Noci ha risposto diretto: "l’Italia gode ancora di una naturale preferenza verso i nostri prodotti, ma siamo esposti a mercati che stanno diventando via via sempre meno interessanti. Non ha più senso puntare sui volumi o sulla logica di costo: o costi pochissimo, strada per noi impossibile, o sei leader nell'eccellenza. Il caso dell'Amarone è emblematico: i consumi di vino calano, ma tiene l'alta gamma. La nostra 'stella polare' deve essere l'altissimo livello, puntando su mercati come l'Asia dove il Made in Italy di qualità tira moltissimo. Le opportunità non sono nella grande distribuzione italiana, ma nel mondo". Nel suo intervento Ettore Prandini, Presidente Nazionale di Coldiretti, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di puntare sull’aggregazione. “Il mondo agricolo oggi – ha detto – non può più permettersi di cadere nell’individualismo perché singolarmente non saremo mai in grado di competere nel nuovo mercato globale. In Italia serve pianificazione e non una soluzione 'ad hoc' per ogni emergenza penso ad esempio all’acqua, che diventerà preziosa quanto il petrolio e per la quale dobbiamo realizzare oggi le infrastrutture logistiche necessarie al recupero come si è fatto nel dopoguerra". Prandini ha poi parlato dell’Europa che “è guidata da tecnocrati sotto la guida di Ursula Von der Leyen e non da una vera classe politica. È un’Europa delle regole ma non del mercato, dove per pura ideologia si è preferito delocalizzare servizi essenziali come la produzione di fertilizzanti con l'urea che oggi ha toccato quota 815 euro a tonnellata, con un balzo del 40% rispetto a fine febbraio, o il nitrato ammonico che è arrivato a 500 euro, crescendo di quasi 100 euro in un solo mese. Dobbiamo tornare a produrre internamente per evitare che altri soggetti decidano le dinamiche di mercato al posto nostro”.
Il presidente ha poi affrontato il tema del vino: "il settore vitivinicolo tornerà a essere straordinario, ma non basta più difendere i mercati consolidati. È necessario formare nuove figure professionali che conoscano i trends globali e sappiano creare cultura del prodotto adattandosi ai diversi contesti. In questo senso, la battaglia sul codice doganale è fondamentale per non perdere i nostri caratteri distintivi e contrastare derive come l'etichetta a semaforo". Prima dell’incontro si è tenuta la tradizionale cerimonia di intronizzazione dei Cavalieri del Sovrano e Nobilissimo Ordine dell’Amarone e del Recioto che ha visto tra i nominati Carlo Salvan, Presidente di Coldiretti Veneto”. Se si vuole, dunque, essere all’altezza dei tempi, per dare ai nostri prodotti agricoli atta allocazione, occorre, oggi dedicarsi completamente, all’innovazione, dimenticando quanto è stato, e, mantenendo alto il grado d’eccellenza del prodotto, avvalendosi d’una operatività, non dovuta al singolo, ma, all’e, per agire in modo incisivo e utile, guardando, necessariamente a nuovi sbocchi, da contattare e da penetrare.
Pierantonio Braggio

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