Storico, impegnato ed attivo, tutta passione, l’“Artigianato”, ad Isola della Scala, Verona. Lo promuove, incisivamente, il gruppo denominato “Nostalgia Artigiana”, animato dal suo coordinatore, Alberto Cisamolo, che, come di seguito, intervistiamo…
D.: Sig. Cisamolo, da quando, è entrato nel mondo dell’artigianato? R.: Sono cresciuto dentro l’artigianato. I miei genitori lavoravano già, nel settore calzaturiero, come terzisti, quindi, fin da giovane ho respirato questo ambiente, fatto di manualità, sacrificio e passione. Con il tempo, questa non è rimasta solo una tradizione familiare, ma è diventata una scelta consapevole e un vero e proprio percorso di vita.
D.: Cosa L’ha spinta ad occuparsi di tale compito, che è, oggi, per Lei, motivo di vita? Ottimi, i propositi di “Nostalgia Artigiana”… R.: La spinta principale è stata la passione, ma anche il desiderio di dare valore a un mestiere, che rischia di perdersi. “Nostalgia Artigiana” nasce proprio da questo: non solo ricordare il passato, ma riportarlo nel presente, creando connessioni tra artigiani e dando dignità e visibilità al lavoro manuale. È un progetto che unisce persone, prima ancora che professioni.
D.: Se non erro, Ella è ideatore e coordinatore del gruppo, denominato “Nostalgia Artigiana”, con sede in Isola della Scala. Come e quando è sorto tale attivo gruppo e quali scopi si propone? Quante aziende artigianali vi sono rappresentate? Quali settori produttivi raccoglie in sé…? R.: “Nostalgia Artigiana” è nata a Verona, come un gruppo spontaneo di amici artigiani, senza formalità, senza quote e senza interessi economici. L’obiettivo è semplice, ma forte: fare rete, condividere esperienze e promuovere l’artigianato locale. Al suo interno convivono diverse realtà: dai calzolai ai falegnami, dalla lavorazione del ferro alle aziende del settore alimentare, legate ai prodotti del territorio, fino ad artisti che lavorano diversi materiali. È un gruppo aperto, fatto di persone che, ognuna con il proprio mestiere, condividono la stessa passione per il “fare” e per il lavoro artigianale.
D.: A parte i pesanti eventi geopolitici… Come vede l’artigianato d’oggi…? R.: Viviamo in un’epoca veloce, dominata dalla produzione industriale e dai numeri. L’artigianato oggi è in difficoltà, ma proprio per questo ha ancora più valore. È autenticità, è identità, è qualità. Il rischio è che venga visto come qualcosa di superato, mentre, in realtà, rappresenta un’nativa concreta e sostenibile al consumo di massa.
D.: Mi accennava…: produzione di calzature artigianali…, concorrenza… R.: È sicuramente un settore difficile, con una concorrenza forte e spesso basata sul prezzo. Ma l’artigianato non può e non deve competere su quello. Il nostro punto di forza è la qualità, la personalizzazione e il rapporto diretto con il cliente. Chi sceglie una scarpa artigianale sceglie qualcosa di unico, non solo un prodotto…
D.: Si occupa di Nostalgia Artigiana…, di piccole realtà…, di rischio“sparizione”… R.: È un problema reale. Le piccole botteghe stanno scomparendo e, con loro, si perde identità nei territori. I paesi rischiano di svuotarsi e le città, di diventare tutte uguali. L’artigianato, invece, dà vita, crea relazioni, mantiene viva la cultura del fare. È qualcosa che va tutelato concretamente.
D.: Ad evitare quanto sopra, cosa propone il Suo Gruppo, per dare forza e continuità all’Artigianato locale…? R.: Il nostro gruppo non nasce per fare teoria, ma per creare movimento. Crediamo nel fare rete tra artigiani, nel collaborare e nel darci visibilità a vicenda. Organizziamo eventi, momenti di incontro e cerchiamo di riportare le persone dentro le botteghe. L’artigianato ha bisogno di essere vissuto, non solo raccontato.
D.: Premesso, che tutto il grande comparto “Artigianato”…, come dianzi evidenziato, trova difficoltà a “vivere”, per evitarne la citata e giustamente, temuta, sparizione, i Comuni di città e di provincia dovrebbero esentarlo da doveri fiscali locali, e, quindi, facilitarlo… R.: Credo sia questa una riflessione molto concreta. Oggi chi porta avanti una bottega o un piccolo laboratorio lo fa spesso con grande fatica, tra costi, burocrazia e incertezze. I Comuni dovrebbero riconoscere il valore reale dell’artigianato e sostenerlo in modo pratico, non solo a parole. Tenere aperta un’attività significa mantenere vivo un territorio, creare lavoro e dare identità a un paese o a una città. Questo dovrebbe essere visto come un valore da proteggere e da incentivare.
D.: Certo… Cosa proporrebbe, ancora, per rafforzare le aziende artigianali…? R.: Per rafforzare l’artigianato serve equilibrio, tra tradizione e innovazione. Non dobbiamo snaturarci, ma imparare a raccontarci meglio, anche attraverso i nuovi strumenti. I social, ad esempio, possono far vedere il lavoro vero, quello fatto con le mani. Allo stesso tempo, è fondamentale fare rete: collaborazioni tra artigiani, condivisione di esperienze e visione comune. Da soli si resiste, insieme si cresce davvero…
D.: …l’Artigianato all’origine delle grandi imprese… Che ne dice? R.: È assolutamente così. Molte grandi realtà nascono da un modesto banco da lavoro, da un mestiere imparato con sacrificio. Il rischio oggi è perdere quel legame con le origini. L’artigianato è la base, è dove nasce il saper fare. Anche quando si cresce, non bisognerebbe mai dimenticare quel punto di partenza, perché è lì che si costruisce il valore vero.
D.: Attuale è il tema formazione, in azienda – non basta la teoria! – per i nostri giovani… R.: La formazione vera passa dal “fare”. La scuola è importante, ma il laboratorio è fondamentale. È lì, che impari davvero il mestiere: la manualità, la precisione, la pazienza. I giovani hanno bisogno di entrare in contatto con il lavoro reale, di sporcarsi le mani, di capire cosa significa costruire qualcosa. L’artigianato può insegnare tutto questo e dare anche una grande soddisfazione personale, oltre che professionale.
Ringraziamo il sig. Cisamolo, per la Sua disponibilità – infolineanostra.it – ben sapendo che Artigianato, significa grande passione ed impegno, forte, essenziale presenza sul territorio e, al tempo, grande contributo alla creazione di valore, di occupazione e, quindi, di benessere, per la società. La quale, fra l’altro, vede custoditi e continuati, attraverso l’Artigianato, ideazione, saggezza, ingegno, impiego di materiali di recupero, metodi di lavorazione e relative attrezzature, altrimenti, tutti destinati a scomparire nella cenere… Aggiungiamo, ad ulteriore chiarimento, le seguenti, importanti considerazione dell’Artigiano, sig. Cisamolo, innamorato della sua attività, in proprio: “Nostalgia Artigiana non è un’associazione, né un progetto strutturato, in senso formale: è un gruppo spontaneo di amici artigiani, uniti da una passione autentica per il proprio lavoro e per il valore del “fare con le mani”. Nasce dal desiderio comune di riscoprire e raccontare l’artigianato, in modo diretto, vero e contemporaneo, mettendo al centro, non solo il prodotto finito, ma anche la storia, la manualità e l’identità di chi lo realizza. Ognuno di noi porta il proprio mestiere, la propria esperienza e il proprio stile, ma, ciò che ci accomuna è una visione condivisa: dare valore al lavoro artigianale e creare connessioni reali con le persone. Non abbiamo una sede fissa né una struttura rigida. Ci muoviamo su invito, partecipando a eventi e collaborazioni in diverse location, dove portiamo il nostro format. Il nostro modo di presentarci è riconoscibile: curiamo l’allestimento, l’atmosfera e la narrazione del prodotto, cercando di creare un’esperienza, che vada oltre la semplice esposizione. Vogliamo che chi ci si avvicina possa percepire il lavoro, il tempo e la passione, che stanno dietro a ogni creazione. “Nostalgia”, per noi, non significa guardare al passato, in modo fine a sé stesso, ma recuperare valori autentici e riportarli nel presente, in chiave attuale”. Artigianato: un’attività autonoma, insostituibile, preziosa e che – svolta completamente a mano, con attrezzi, talvolta autocostruiti, per il proprio lavoro, dall’artigiano stesso – era e, ove, ancora esistente, è di grande aiuto al cittadino, spesso, fornendogli il necessario o riparando lo stesso, non senza massima modestia e puntualità. Non solo, l’artigianato, dei nostri tempi, quelli di momenti più sereni, di quelli d’oggi, era pure, occasione d’incontro, di scambio e di confronto di notizie e di vedute, trasformandosi, quindi, anche, in grande, se pur modesto, motivo di socialità. Ricordiamo che, nei tempi, che furono, abitando in via Sottoriva 26, dinanzi alla storica, ancora attiva Osteria, sita sotto il porticato, all’angolo, fra vicolo Cinque stelle e Sottoriva stessa, si poteva sentirsi sicuri di trovare ogni preziosa collaborazione necessaria, a cura d’un esperto artigiano: in Sottoriva o nelle più vicine adiacenze, dunque, si trovavano laboriosi e capaci, esperti artigiani, nei settori della falegnameria, della meccanica per biciclette, dell’oreficeria, della merceria, della panificazione, con due forni e due negozi, della calzoleria, della cura dei capelli, delle armi da caccia – purtroppo! –, accompagnati dalla presenza di un fruttivendolo, di un grande negozio di olio – in quei tempi, non c’era extravergine! –, di una latteria, di due osterie, con vendita di vini, rigorosamente, non imbottigliati, di un laboratorio di pittura a mano, che, oggi, definiremmo ‘industriale’, di una vetreria, di un magazzino di macchine di seconda mano, per la lavorazione dei metalli, di un laboratorio, per la riparazione di motori elettrici, di uno, che produceva piccoli tubi per impianti elettrici, di una farmacia, di un notaio e, infine, persino, d’una vendita di calce e di cemento … Esercizi piccoli e grandi, che in qualche modo, erano di conforto e che, con la loro attività, creavano movimento, spesso, trasformandosi, anche, in semplici, luoghi d’incontro… e di confortanti, rasserenanti “ciàcole”!
Pierantonio Braggio

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