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Domenica 12 Aprile 2026
Quasi 315mila veneti sono in povertà energetica. La stragrande maggioranza di artigiani e piccoli commercianti della nostra regione - pari a 210mila operatori - il caro bollette lo paga due volte. CGIA Mestre, 11.4.26

“La povertà energetica riguarda quasi 315mila veneti, pari a poco meno di 140mila famiglie. Si tratta di nuclei che faticano a sostenere le spese essenziali per l’energia elettrica[1] e il riscaldamento. Nell’analisi non sono inclusi i costi delle famiglie per l’acquisto dei carburanti per auto e moto. In generale, si parla di povertà energetica anche quando il peso della spesa per l’energia sul reddito familiare supera livelli considerati normali. I dati sono stati elaborati dall’Ufficio studi della CGIA su fonti Istat e OIPE[2]. Nel Veneto, comunque, l’incidenza percentuale delle famiglie coinvolte da questo fenomeno è relativamente bassa e pari al 6,5 per cento del totale. La media nazionale, infatti, è del 9,1 per cento. Le situazioni più difficili, invece, si concentrano soprattutto nel Sud, in particolare in Puglia. Qui sono oltre 302.500 le famiglie in difficoltà, per un totale di quasi 700.000 persone: significa che 18 famiglie su 100 vivono questa condizione. Subito dopo troviamo la Calabria, con più di 143.400 famiglie coinvolte (oltre 318.000 persone) e il Molise, dove le famiglie in difficoltà sono 22.650 (quasi 49.000 individui). Anche in queste regioni il fenomeno riguarda una quota molto rilevante dei nuclei familiari residenti, rispettivamente il 17,4 e il 17 per cento. Le situazioni meno gravi, invece, interessano le Marche, il Friuli Venezia Giulia e il Lazio. I dati, sottolinea la CGIA, si riferiscono al 2024. Tuttavia, alla luce dei recenti rincari dei prezzi dell’energia elettrica e gas registrati negli ultimi 40 giorni dopo lo scoppio del conflitto in Iran, è molto probabile che la situazione sia destinata a peggiorare, con un aumento generalizzato della povertà energetica in tutto il Paese. Un andamento che potrebbe essersi già consolidato nel 2025: rispetto all’anno precedente, infatti, i prezzi del gas e dell’energia elettrica sono cresciuti rispettivamente del 6,3 e del 6,7 per cento. Gli effetti della guerra in Iran. Per quanto riguarda il gas naturale, lo scorso mese di marzo il prezzo di borsa medio si è attestato a 53 euroMWh (vedi Graf. 1), in aumento rispetto ai 38,7 del 2025 e ai 36,3 del 2024. Sempre a marzo, anche il costo dell’energia elettrica ha registrato una media di 143 euroMWh, contro i 116,1 del 2025 e i 108,3 del 2024. I livelli record raggiunti nelle settimane scorse sono legati alla crisi in Medio Oriente e potrebbero crescere ulteriormente se il conflitto dovesse protrarsi per molti mesi, con gravi ripercussioni negative soprattutto sui bilanci delle famiglie economicamente più fragili. Gli autonomi pagano due volte gli aumenti delle bollette. Circa il 70 per cento di artigiani e commercianti lavora da solo, senza dipendenti né collaboratori familiari. Una realtà molto diffusa, fatta di piccoli imprenditori e titolari di partita IVA, che ogni giorno tengono in piedi botteghe, negozi e attività di servizio. In Veneto, questa platea di lavoratori autonomi è composta da poco più di 210mila operatori. Negli ultimi anni, però, questa fascia è stata colpita duramente dall’aumento dei costi dell’energia. Il problema principale è che sono costretti a pagare due volte il caro bollette. Da una parte, come utenti domestici, devono far fronte alle spese più alte per luce e gas nelle proprie abitazioni. Dall’altra, come imprenditori, sostengono costi ancora maggiori per mantenere attiva la propria attività. Tenere accese le luci, i macchinari, riscaldare un laboratorio, in inverno, o raffrescare un negozio, in estate, sono necessità quotidiane, non rinviabili. Spese che, con l’aumento dei prezzi energetici, incidono sempre di più sui margini già ridotti di queste attività. Il risultato è una pressione economica crescente che mette in difficoltà molte microimprese, costrette spesso a ridurre i consumi o a rinunciare a investimenti, pur di riuscire a sostenere costi ormai diventati molto pesanti. Esempi di famiglie in povertà energetica. Secondo l’OIPE, una famiglia si trova in condizione di povertà energetica quando non riesce ad accedere a servizi energetici essenziali – come riscaldamento, raffrescamento, illuminazione e uso degli elettrodomestici – a un costo sostenibile rispetto al proprio reddito. Si tratta di un fenomeno complesso che emerge dall’interazione tra vulnerabilità economica, qualità dell’abitazione e livelli dei prezzi energetici. Un primo caso tipico riguarda le famiglie che sostengono una spesa energetica eccessivamente elevata, rispetto al reddito disponibile. Ad esempio, nuclei a basso reddito che vivono in abitazioni poco efficienti possono arrivare a destinare una quota molto alta delle proprie entrate al pagamento delle bollette. In questi casi, l’elevato fabbisogno energetico è spesso legato a edifici mal isolati o a impianti obsoleti. Un secondo esempio è rappresentato dal cosiddetto sotto-consumo energetico. Alcune famiglie, pur di contenere la spesa, rinunciano a servizi essenziali: limitano l’uso del riscaldamento in inverno o evitano il raffrescamento durante l’estate. Un ulteriore segnale di povertà energetica è la difficoltà nel pagamento delle bollette, con ritardi, accumulo di arretrati o rischio di distacco delle forniture. A ciò si aggiunge l’incapacità di mantenere condizioni abitative adeguate, come temperature confortevoli o ambienti salubri, spesso compromessi da problemi di umidità o muffa. Infine, alcune categorie risultano particolarmente vulnerabili, tra cui anziani soli, famiglie numerose e nuclei con redditi instabili. In sintesi, la povertà energetica non è solo una questione di reddito, ma il risultato di molteplici fattori che incidono sulla qualità della vita delle famiglie. I rincari più pesanti in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. I rincari delle bollette di luce e gas previsti per l’anno in corso dovrebbero provocare, secondo l’Ufficio studi della CGIA, un prelievo aggiuntivo ai bilanci delle famiglie italiane di 5,4 miliardi di euro che sale a 6,6 se il confronto viene eseguito rispetto al 2024. A livello regionale è la Lombardia che in termini assoluti subisce l’aggravio più importante: rispetto al 2025 il rincaro è di 1,1 miliardi di euro. Seguono il Veneto con +557 milioni, l’Emilia Romagna con +519 e il Lazio con +453. Chiudono la graduatoria nazionale la Basilicata con +45 milioni di euro, il Molise con +25 e la Valle d’Aosta con +10 [3].
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[1] Illuminazione, utilizzo dell’aria condizionata e degli elettrodomestici bianchi, come il forno, il congelatore, il frigorifero, la lavatrice, la lavastoviglie, l’asciugatrice, etc.
[2] Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica, Centro Levi-Cases, Università di Padova. “La povertà energetica in Italia nel 2024”, Milano 17 dicembre 2025.
[3] Le stime sono state costruite a partire dai dati 2024 sui consumi di energia elettrica e di gas da parte delle famiglie, ipotizzati costanti per gli anni 2025-2026, e sulla spesa delle famiglie per energia elettrica e gas. I costi per l’anno 2025 sono il frutto di una stima che tiene conto dell’andamento dei prezzi medi annui di mercato dell’energia elettrica e del gas - borsa energetica di fonte Gestore Mercati Energetici (GME) - pari a 116 euro per MWh per l’elettricità e di 39 euro per MWh per il gas. Le previsioni dei costi per l’anno 2026 sono state calcolate considerando un prezzo medio (per l’intero anno) dell’energia elettrica di 150 euro per MWh e di 50 per il gas, rispettando la proporzione di 3 a 1 tra i due prezzi così come verificatosi mediamente nel triennio 2023-2025. Si fa presente che l’aumento dei costi energetici risulterà meno che proporzionale rispetto alla variazione dei prezzi della borsa energetica in quanto l’aumento del prezzo della materia prima non impatta su tutto il costo complessivo della bolletta (che comprende anche costi di commercializzazione, trasmissione, oneri, tasse, margini ecc.). E dunque rispetto ad un’ipotesi di aumento del prezzo della materia prima del 29% (stimato per il 2026 rispetto al 2025), le rispettive crescite dei costi per le famiglie risulteranno inferiori”.

La voce energia è diventata, ormai, da tempo, un termine all’ordine di tutti i giorni, tenuto conto che, senza energia – corrente elettrica, gas, carburanti ed altro – non si realizza nulla, mentre le esigenze, in materia, sono sempre più numerose e inevitabili. L’energia, poi, è alla base di ogni minimo sviluppo e la necessità della stessa è sempre, in costante aumento. Non vi è, quindi, che intensificare studi e ricerche sulle cosiddette fonti native – che, invero, già, fortemente, contribuiscono alla maggiore disponibilità energetica, ma, che, lo dimostra l’evidenza, non sono mai sufficienti, allo sviluppo, in ogni settore economico, e, al tempo, mai a prezzo sopportabile, come le considerazioni di CGIA Mestre, di cui sopra, su pur modesti, ma necessari, consumi di famiglie e di artigiani, dimostrano. Sappiamo che non stiamo elencando novità, ma, è opportuno evidenziare, pur sapendo che, in materia, e nel globo, studi e ricerche, in materia, ad alto livello, sono di massima attualità. Trovare nuove soluzioni, a livello mondiale, sarebbe il meglio che potremmo fare, come ci costringe, oggi, a penare la questione Hormuz, che è addirittura in grado di paralizzare – forse, non vi abbiamo mai pensato… – anche il trasporto aereo…, con conseguenze, capaci di diventare realtà di entità incommensurabili. Tutto, impoverendo le economie mondiali.
Pierantonio Braggio



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