Nella valle di Illasi, alla scoperta di un tesoro nascosto: Claudio Cavaggioni e la sua fucina di colori
Daniela Cavallo
Ci sono giornate che iniziano come una semplice gita in campagna e finiscono per trasformarsi in un viaggio dentro la storia, l'arte e la memoria. È quanto accaduto in Val d'Illasi, tra vigneti e colline, dove abbiamo trovato un luogo straordinario legato a un artista che merita di essere riscoperto: Claudio Cavaggioni (Verona, 1909 – Tregnago, 1999).
Ad accoglierci sono stati i figli Andrea e Lillina. La visita è iniziata con un pranzo all'aperto, all'ombra di un mandorlo, tra oggetti che raccontano vicende familiari e mondi lontani. I cristalli di Boemia utilizzati in tavola, donati da un colonnello austriaco ai primi del Novecento, e i tovaglioli ricamati con la sua iniziale evocano storie che sembrano riemergere dal passato.
Nel sottotetto della casa di campagna si apre lo studio dell’artista, qui il tempo pare essersi fermato: uno spartito lasciato aperto, il flauto di Andrea, le tele dipinte di Lillina e le opere di Claudio Cavaggioni raccontano una famiglia in cui l'arte scorre da generazioni. Al centro della stanza domina un autoritratto che sembra ancora osservare chi entra.
I figli, con l'aiuto della piccola Lola, bisnipote dell'artista, mostrano alcune delle opere conservate dalla famiglia: le prime tele rivelano un pittore figurativo sensibile, attento ai paesaggi, ai ritratti e alla vita quotidiana. Con il tempo, però, le forme si semplificano, i colori acquistano autonomia e la ricerca si spinge oltre la rappresentazione, fino a sfiorare una libertà espressiva che richiama talvolta Matisse.
Nell'ultima stagione artistica arriva l'astrazione: la forma si dissolve e il colore diventa protagonista assoluto. Le opere non descrivono più la realtà , ma la interpretano e la reinventano, rivelando Cavaggioni come uno sperimentatore instancabile.
Nello studio trovano posto anche le ceramiche dipinte dalla moglie Irene de Heinzelmann, decorate con motivi geometrici e piccoli animali ispirati alla natura circostante. La luce della valle accarezza opere e oggetti, custodendo un patrimonio artistico e umano di grande valore.
Lasciando quel sottotetto si ha la sensazione di aver visitato non soltanto uno studio d'artista, ma una vera fucina creativa. È tempo di riscoprire Claudio Cavaggioni e la sua opera, ricordando anche Irene, compagna di vita e di arte, con cui trasformò un angolo della Val d'Illasi in un laboratorio di bellezza. Un'eredità che la famiglia continua a custodire con discrezione e fedeltà .

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