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Veneto Agricoltura e stagione vitivinicola 2026: in Veneto, le stime produttive reggono, nonostante gli sbalzi climatici. Il primo incontro del Trittico Vitivinicolo Veneto ha evidenziato come la fertilità potenziale in vigneto sia in leggero rialzo sul
Bruschi sbalzi di temperatura ed eventi climatici estremi più frequenti, ma i vigneti del Veneto resistono: le stime produttive sono in linea con quelle dell’anno scorso. Questo è quanto emerge dal primo incontro della 52° edizione del “Trittico Vitivinicolo Veneto”, andato in scena in modalità online. L’evento, organizzato da Veneto Agricoltura in collaborazione con Regione del Veneto, ARPAV e CREA e aperto dai saluti del direttore di Veneto Agricoltura, Federico Caner, e dell’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Bond, è servito per analizzare lo stato di salute attuale dei vigneti regionali e addentrarsi, nelle prime previsioni di produzione per l’annata, che ha tutte le carte in regola per ripetere gli ottimi risultati del 2025. Nello scorso anno, la superficie vitata, coltivata per il 75% con varietà di uva a bacca bianca e per il restante 25% con varietà a bacca nera, ammontava ad oltre 104.000 ettari e la produzione totale di uva si è attestata sui 14,7 milioni di quintali (+6,8% annuale). Un raccolto che ha generato 11,4 milioni di ettolitri di vino, evidenziando una crescita del 7% sul 2024. Questi numeri hanno confermato il Veneto sulle vette nazionali della produzione vitivinicola e ora, pure nel 2026, le condizioni preliminari di viti e vigneti promettono una vendemmia di tutto rispetto. L’andamento meteorologico, come sottolineato da Francesco Rech (ARPAV, Dipartimento Regionale per la Sicurezza del Territorio) sulla base delle rilevazioni della stazione meteorologica di Conegliano, è stato, nella prima metà dell’anno, altalenante, con alcune gelate isolate, temperature tendenzialmente sopra la media, un maggio caratterizzato prima da un freddo, e poi da un caldo, anomali e diversi fenomeni climatici estremi, come raffiche di vento e grandinate, piuttosto consistenti. Ciò non ha però causato danni particolari ai vigneti veneti, che hanno germogliato in anticipo, evidenziando una fertilità potenziale in lieve crescita rispetto al 2025. Determinanti, a tal proposito, i fattori mostrati dall’approfondimento di Patrick Marcuzzo e Francesco Capovilla (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia): gli eventi siccitosi, così come le gelate primaverili, non hanno inciso negativamente sullo sviluppo vegetativo delle piante e la peronospora, malattia fungina molto temuta dai viticoltori, ha circolato con intensità decisamente inferiore rispetto alla scorsa annata. Sul fronte della flavescenza dorata, però, l’attenzione deve rimanere massima: i censimenti del 2025 hanno rivelato una presenza diffusa di Scaphoideus Titanus, insetto vettore della flavescenza dorata, in gran parte delle aree viticole del Veneto (circa il 92%). Pertanto, anche nel 2026, è necessario insistere con le misure di lotta obbligatorie illustrate da Diego Fornasiero (Unità Organizzativa Fitosanitario Regione del Veneto), ovvero i trattamenti insetticidi nelle finestre specifiche indicate dalla Regione e l’estirpo delle piante che manifestano sintomi riconducibili alla malattia. A chiudere l’incontro, l’intervento di Loredana Moffa (Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Viticoltura ed Enologia), che ha presentato le opportunità e le prospettive in Veneto relative all’editing genetico, procedimento a cui le viti possono essere sottoposte per ottenere un incremento di resistenza alle patologie e assicurare una produzione vitivinicola più sicura e sostenibile. “La filiera vitivinicola veneta” ha dichiarato il direttore di Veneto Agricoltura, Federico Caner, a margine dell’evento “nonostante i cambiamenti climatici e gli eventi geopolitici che stanno caratterizzando lo scenario attuale, continua a garantire una resa importante: a testimoniarlo il valore complessivo generato dai prodotti vitivinicoli veneti che nel 2025 è stato di 1,9 mld di euro. Tuttavia, il contesto, per i fattori già citati, rimane eccezionale e dunque il supporto di Veneto Agricoltura agli operatori del settore prosegue in maniera assidua. Sia attraverso incontri informativi e di ricognizione, come il Trittico Vitivinicolo inaugurato oggi, che tramite progetti sperimentali ad hoc: tra questi Ampelopros, con cui stiamo lavorando all’allargamento della base ampelografica dei vigneti del Prosecco, e le coltivazioni dei vitigni PIWI, varietà ibride in grado di resistere alle malattie fungine e dunque di ridurre i trattamenti fitosanitari”. Sulla stessa linea l’assessore regionale all’Agricoltura, Dario Bond, ma con un’attenzione specifica alle questioni di mercato: “Gli appuntamenti del Trittico Vitivinicolo sono sempre significativi per il comparto del vino veneto, che, soprattutto in questa fase storica, a causa del contesto geopolitico internazionale, sta vivendo un momento particolare. Finora però, come dimostrato dal 2025, il settore ha reagito bene e il supporto della Regione, in questo senso, continua a essere costante, non solo sul versante strettamente agricolo insieme a Veneto Agricoltura, ma anche su quello commerciale. Sono infatti in lavorazione dei decreti ministeriali che favoriranno importanti investimenti sull’enoturismo, con lo scopo di attrarre nuovi clienti: i numeri della vendemmia devono sempre trovare seguito sul mercato”. Buone notizie, dunque, in fatto di previsioni, ma raccomandazione di grande attenzione al tema flavescenza dorata. Incontri su vite e vino, comunque, sono e saranno sempre portatori di confronti, di scambio di idee e di segnalazione di nuove iniziative, che creano importante, maggiore cultura vitivinicola.
Pierantonio Braggio

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