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Sabato 20 Giugno 2026
nterporti. Da Verona, parte il confronto nazionale sulla riforma: nuove regole, investimenti e decreti attuativi al centro della 19° Convention dei Propeller Clubs d’Italia.

“Verona, laboratorio nazionale per il futuro degli interporti. Dal Quadrante Europa, primo
interporto italiano e tra i principali hub europei, è partito il confronto tra i massimi esperti sulla
nuova stagione degli interporti. Non solo un bilancio sul ruolo della logistica italiana ma l’avvio di
una fase operativa che nei prossimi mesi sarà decisiva per tradurre la nuova legge quadro in
strumenti concreti: decreti attuativi, criteri di governance, modelli contrattuali, investimenti
ferroviari, digitalizzazione dei documenti di trasporto e nuove forme di collaborazione tra pubblico e
privato. È il messaggio emerso dal convegno centrale della 19ª Convention Nazionale degli
International Propeller Clubs, ospitata per la prima volta a Verona dal Consorzio Zai. La due
giorni, 18 e 19 giugno, ha chiamato a raccolta associati Propeller da tutta Italia e avviene in
concomitanza di Breakbulk Europe 2026, il principale appuntamento europeo dedicato al
trasporto di carichi eccezionali, project cargo, logistica industriale e intermodalità. Un filo diretto tra
la città scaligera e l’internazionalità, sempre più connesso grazie anche all’utilizzo dell’AI nelle
comunicazioni e nelle semplificazioni dei processi.
La nuova legge quadro, approvata dopo oltre trent’anni dalla precedente normativa,
riconosce gli interporti come infrastrutture strategiche di rilevanza nazionale. Introduce il Comitato
Nazionale per la Logistica e l’Intermodalità, prevede il Piano Generale per l’Intermodalità, fissa un
limite massimo di 30 interporti a livello nazionale e parte da una prima dotazione complessiva di 25
milioni di euro: 5 milioni per il 2025, 10 milioni per il 2026 e 10 milioni per il 2027.
Una riforma che apre prospettive nuove, destinata a incidere anche sul futuro economico e
occupazionale della città, ha spiegato Chiara Tosi, presidente dell’International Propeller
Clubs Port of Verona. «L’elemento preponderante è il fatto che chi gestisce gli interporti dovrà
agire in un ambito concorrenziale. Questo significa una forte attrazione dei privati e l’utilizzo non
soltanto di strumenti di diritto amministrativo, ma anche di strumenti e misure civilistiche. Uno degli
elementi più innovativi riguarda il diritto di superficie sulle aree pubbliche occupate dagli interporti
convenzionati con il MIT: non più soltanto concessioni, quindi, ma strumenti capaci di dare più
stabilità e maggiore orizzonte agli investimenti. È una novità importante ma richiede attenzione
perché più libertà contrattuale significa anche più responsabilità, dalla scelta dei gestori alla
definizione dei contratti, fino al tema della competenza in caso di contenzioso. Per questo, in
attesa dei decreti attuativi, credo sia utile aprire un confronto giuridico e arrivare a un protocollo, o
comunque a regole generali condivise, da mettere a disposizione degli interporti italiani».
A spiegare il valore della scelta di Verona è stato Umberto Masucci, presidente nazionale degli
International Propeller Clubs, che ha ricordato come l’associazione, nata oltre un secolo fa negli
Stati Uniti attorno al mondo del mare e dei porti, abbia oggi in Italia una rete di 26 sedi e 1.500
soci tra armatori, agenti marittimi, spedizionieri, terminalisti, interporti e professionisti della
logistica. «Per noi Verona è fondamentale», ha sottolineato Masucci. «Propeller nasce intorno al
mare e ai porti, ma oggi la logistica non è più port-to-port: è intermodale. Il porto è un momento di
passaggio delle merci tra il mare e la destinazione finale, e per questo è fondamentale guardare
all’in-land, a ciò che sta dietro il porto. Discutere a Verona, nel primo interporto italiano, ha per noi
un valore strategico. Da tavole rotonde come queste partono le idee e anche sulla nuova legge
sugli interporti potremo dare al legislatore e al Ministero indicazioni utili per i decreti attuativi».
Dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è arrivata una lettura netta della riforma: la
nuova legge quadro sugli interporti non è solo un riordino normativo, ma il primo strumento di
una politica industriale nazionale della logistica. Lo ha sottolineato Giorgio Di Bello, Direttore
DIV 3 della Direzione Generale per i Porti, Logistica e Intermodalità del MIT. «La logistica sta
diventando oggetto di una vera politica industriale», ha spiegato Di Bello. «Non è più vista come un
settore strumentale ad altri comparti: i piani strategici stanno delineando una rete nazionale in cui
gli interporti giocano un ruolo fondamentale come centri nevralgici della rete, capaci di accogliere
attività logistiche, amministrative, economiche e servizi a valore aggiunto. Saranno un fattore
abilitante delle capacità portuali, soprattutto per quei porti che non hanno la possibilità di
espandersi nell’entroterra».
Sulla rilevanza della riforma è intervenuto anche Diego Ruzza, assessore alla Mobilità e Lavori
Pubblici della Regione Veneto, che ha richiamato il valore del confronto promosso da Propeller.
«Propeller Verona ha un’importanza fondamentale e strategica», ha sottolineato Ruzza. «Mette
insieme stakeholder e attori protagonisti dell’intermodalità e dell’interportualità, chiamati a
ragionare sulle strategie per il futuro e sulla capacità di raggiungere eccellenze sempre più
importanti per Verona, per il Veneto e per il Paese. Gli interporti non sono più soltanto luoghi di
scambio commerciale, ma veri hub strategici su vari livelli e su vari fronti. È una riforma molto
importante, che come Regione Veneto stiamo studiando dettagliatamente e vogliamo approfondire
con tutti i principali attori».
Gianfranco De Angelis, segretario generale di UIR - e Interporti Riuniti ha ricordato il
peso del sistema interportuale nazionale. Gli interporti italiani coprono complessivamente 35
milioni di metri quadrati, con 5 milioni di metri quadrati di magazzini, oltre 4 milioni di metri
quadrati di aree ferroviarie e terminal, più di 3mila aziende insediate, 300mila addetti, 70 milioni
di tonnellate di merce movimentata e 30mila accessi giornalieri di mezzi di trasporto. Al
centro anche il tema della logistica green e dell’adeguamento agli standard europei, a partire
dal potenziamento ferroviario. «Gli interporti stanno investendo risorse pubbliche e private per
migliorare la parte infrastrutturale e adeguarsi alle normative europee, soprattutto nel ferroviario.
L’obiettivo è arrivare a binari da 750 metri, lo standard europeo. Significa poter accogliere
ulteriori traffici dai porti e togliere molti camion dalla strada. È uno dei passaggi fondamentali per
rendere gli interporti sempre più green».
La scelta di Verona come sede della Convention nazionale è stata letta come un segnale forte. La
città ospita infatti uno dei principali nodi logistici italiani ed europei. «Il Quadrante Europa è il più
importante interporto italiano e ai primi posti fra gli interporti europei, con 130 aziende, 13mila
addetti e 4 milioni di metri quadrati di magazzino», ha dichiarato Nicola Boaretti, direttore del
Consorzio ZAI. «Ha movimentato l’anno scorso 30 milioni di tonnellate di merci e 15mila treni, pari
a circa 750mila TEU. Questo dà la misura dell’importanza dell’interporto e del valore della scelta di
Propeller di venire a Verona». Per Boaretti, la riforma introduce elementi attesi dal settore.
«Questa proposta di riforma finalmente fa chiarezza sul ruolo strategico degli interporti come
infrastrutture di rilevanza nazionale. Detta criteri che identificano le caratteristiche degli interporti,
fissa limiti al loro numero e stabilisce anche modalità di finanziamento».
Il tema dell’intermodalità è stato riportato alla scala urbana da Stefano Vallani, presidente del
Consiglio comunale di Verona e Chief Financial Officer di ATV Spa Azienda Trasporti
Verona. «A Verona oltre il 60% degli spostamenti avviene ancora in auto», ha spiegato. «Il Piano
urbano della mobilità sostenibile nasce per cambiare questo paradigma, con nuovi scambi modali
e una maggiore differenziazione delle forme di trasporto». Tra gli interventi richiamati, 25 chilometri
di corridoi ciclabili protetti, 1.200 monopattini elettrici in sharing, 540 biciclette del servizio Verona
Bike e il filobus, con 24 chilometri di linee full electric, corsie preferenziali e asservimento
semaforico. «Strade meno congestionate sono sinonimo di salute, sicurezza, riduzione degli
incidenti e maggiore vivibilità dei quartieri».
Il convegno ha allargato lo sguardo agli scenari internazionali con Alessandro Panaro, Head of
Maritime &amp Energy di SRM. «Le crisi internazionali stanno modificando le rotte, allungando i
tempi e aumentando la complessità delle catene di approvvigionamento. In questo scenario le
infrastrutture devono essere più veloci, più digitali e più intermodali». In questo quadro si inserisce
anche la crescita dei porti italiani, che secondo i dati SRM nel 2025 hanno movimentato circa 20
milioni di tonnellate in più rispetto all’anno precedente. Un aumento legato alle strategie di
approvvigionamento adottate dalle imprese di fronte a dazi, crisi di Suez e instabilità delle rotte.
«La logistica sta perdendo tempo in mare, tra rotte più lunghe, instabilità geopolitica e congestione
dei porti», ha aggiunto Panaro. «Per questo bisogna recuperare efficienza a terra: digitalizzazione,
automazione e intermodalità servono a velocizzare il passaggio delle merci da porti e terminal
verso ferrovia, strada e retroporti. Oggi la competitività si misura anche sulla velocità con cui le
merci attraversano le infrastrutture».
Gabriele Galanti, Head of Marine di REVO Insurance, ha invece approfondito le novità legate
alla digitalizzazione dei documenti di trasporto e alle ricadute assicurative. L’Italia ha
ratificato nel 2024 il protocollo e-CMR, rendendo già possibile la sostituzione del documento
cartaceo con quello digitale, e da luglio 2027 gli Stati membri dell’e Europea saranno tenuti
ad accettare la documentazione digitale. REVO ha già sperimentato questo modello con una
spedizione pilota dall’Italia all’Austria, un processo che ha permesso di far nascere con un click il
documento di trasporto e il certificato assicurativo, riducendo passaggi, errori e rischi di frode. «I
vantaggi sono trasparenza, immediatezza e certezza del dato. Nel processo che porta dalla e-
CMR al certificato assicurativo si può arrivare a un risparmio superiore al 70% e chi anticipa i tempi
avrà un vantaggio competitivo quando l’obbligo arriverà», ha evidenziato Galanti. «Dall’altro lato,
digitalizzare tutto può portare a un nuovo rischio: il rischio cyber. La polizza merci tradizionale copre il danno materiale diretto alle merci, non il danno cyber, che richiede coperture specifiche. Siaprono quindi scenari nuovi, che il settore assicurativo dovrà essere pronto a cogliere».Sul frontedegliinvestimenti tecnologici è intervenuto Alberto Candido, Strategy Financial Officer di Sofia Consulting, con un approfondimento sul nuovo Piano Transizione 5.0 e sulle agevolazioni fiscali a supporto della trasformazione digitale ed energetica delle imprese. «La novità
- ha spiegato - è il ritorno dell’iper-ammortamento: non un contributo diretto o un bando
tradizionale, ma uno strumento fiscale che consente alle aziende di sostenere investimenti in beni
strumentali, tecnologie, software, automazione e risparmio energetico attraverso una maggiorazione del costo fiscalmente deducibile. Per una volta le norme sono molto vicine alle
esigenze delle imprese. Transizione digitale e risparmio energetico sono temi complessi, sui quali spesso è difficile valutare il rientro degli investimenti. La nuova misura aiuta ad abbattere questa
incertezza, perché consente di programmare investimenti che per logistica, magazzini e sistema
interportuale sono ormai indispensabili»”. Un onore, per Verona, avere ospitato il corposo, importante convegno, di cui sopra,
tenuto conto anche che uno, fra i maggiori interporti europei, il Quadrate Europa, è tutto veronese… Esso, quale grande hub strategico, è attivo, presso la veronese ZAI, Zona Agricolo Industriale, con il compito
di creare, come sinora ha creato, quello sviluppo economico, che significa, al tempo, benessere sociale. Benessere, che era al centro dell’iniziale idea, creatrice della ZAI stessa.
Pierantonio Braggio



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