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Venerd 31 Luglio 2026
XXXII Film Festival della Lessinia: una “babele” di storie… La “lingua madre” è il tema che attraverserà la la rassegna cinematografica internazionale, dedicata a vita, storia e tradizioni, in montagna, in programma, dal 21 al 30 agosto, a Bosco Chiesanu

“Verona, 31 luglio 2026. L’edizione 2026 del Film Festival della Lessinia è stata presentata oggi, 31 luglio, nella Sala Rossa della Provincia di Verona. Erano presenti: il presidente della Provincia Flavio Pasini, il sindaco di Bosco Chiesanuova, Claudio Melotti, e per il Film Festival della Lessinia, il direttore artistico Alessandro Anderloni e la presidente Nadia Massella. In trentadue anni, il Film Festival della Lessinia (FFDL) ha scelto di dare voce a diverse popolazioni del mondo per raccontare la vita, la storia e le tradizioni sulle montagne, nelle terre rurali, nelle più appartate periferie. Quest’anno la rassegna cinematografica internazionale, in programma a Bosco Chiesanuova, Verona, dal 21 al 30 agosto, compie un atto di opposizione nei confronti dell’inarrestabile omologazione culturale e lo fa rendendo omaggio alla “lingua madre”. È la tematica che attraverserà i dieci giorni della manifestazione, organizzata dall’Associazione Film Festival della Lessinia, sotto la direzione artistica di Alessandro Anderloni, con un calendario di 107 eventi tra mostre, incontri, presentazioni editoriali, laboratori, concerti, escursioni e momenti di convivialità. Una “babele” di storie che si completerà nella programmazione cinematografica sul grande schermo con 83 film, di cui 27 in anteprima italiana, provenienti da 43 Paesi e selezionati tra le circa mille opere prese in considerazione. Saranno presentati, nel corso di 40 sessioni di proiezione, nella sala del Teatro Vittoria, mentre una ventina di film della selezione ufficiale saranno disponibili sulla piattaforma MyMovies dal 21 agosto al 6 settembre. Oltre ai numerosi registi, arriveranno in Lessinia altri attesi ospiti della rassegna Parole Alte, tra i quali: il meteorologo Luca Mercalli, la cantante Gigliola Cinquetti in dialogo con lo psichiatra Vittorino Andreoli, il cardinale e arcivescovo Jean-Paul Vesco a confrontarsi con il vescovo di Verona Domenico Pompili, gli scrittori Matteo Righetto e Paolo Malaguti, il fumettista Leo Ortolani e l’alchimista dei boschi Ferruccio “Fèro” Valentini. Tra gli anniversari, il Festival ricorderà: i cinquant’anni dal terremoto del Friuli i cento anni dalla nascita del drammaturgo e attore Dario Fo e di Tina Merlin, scrittrice e partigiana italiana l’Anno internazionale dei pascoli e dei pastori. E ancora: i trent’anni dal rapimento e l’uccisione di sette monaci trappisti sulle montagne dell’Algeria. Una nuova sezione del Festival dedicherà spazio a progetti multimediali, performance teatrali, narrazioni musicali. Tra questi, la Sala Acustica con l’ascolto collettivo di un album musicale, con dialogo iniziale e finale. Protagonista sarà poi il pubblico che nello spazio d’incontro davanti al Teatro Vittoria potrà trovare la Libreria della Montagna, a cura di Gianni Bussinelli Editore, aperta tutti i giorni con una selezione dipubblicazioni sui temi del Festival la Trattoria Sociale con piatti della tradizione enogastronomica della Lessinia, a cura della Cooperativa Sociale Panta Rei, e l’Osteria del Festival, caffè e ristorante con una ricca offerta enogastronomica di prodotti della montagna veronese il palcoscenico per gli incontri di Parole Alte, l’Aperitivo con il regista e i concerti serali con gruppi della tradizione popolare ed eventi di world ed etno-music. Qui all’aspetto culturale, come bene accessibile e integrato, il Festival intreccia l’attenzione al sociale attraverso iniziative mirate alla promozione dei valori dell’inclusione e del riscatto, dedicate in modo particolare a fasce di popolazione fragili coinvolte in un team di oltre 120 volontari. L’omaggio tematico del Festival sarà “la lingua madre”, inteso come ricerca delle proprie radici culturali e di consapevolezza della propria identità, di confronto con geografie, culture, tradizioni, usanze e storie diverse. La scelta è una naturale prosecuzione delle esplorazioni linguistiche e culturali che hanno attraversato i primi tre decenni della rassegna ed è un’esortazione a riflettere sul processo di omologazione culturale in atto nel nostro tempo. A partire da una considerazione: la montagna e in generale le zone rurali e periferiche costituiscono una riserva di ossigeno linguistico dove con gli idiomi minoritari rispetto alle zone urbane si conservano maggiormente e tengono vive usanze, tradizioni, ritualità e dinamiche sociali. Sono le radici nel passato che aiutano a rinsaldarsi nel presente come lo stesso manifesto del Festival riprende con la rielaborazione di un linguaggio pre-alfabetico: una lingua che precede la lingua. L’edizione 2026 del Film Festival della Lessinia darà spazio a cinematografie inconsuete che provengono soprattutto dal continente africano (Nigeria, Kenya, Ciad, Sudafrica) e dall’Oriente (Singapore, Hong Kong, Cambogia). La giuria internazionale sarà composta da: Helene Christanell (Italia), Azza Hourani (Giordania), Vanina Lappa (Italia), Diogo Varela Silva (Portogallo), Matthäus Wörle (Germania). Per laprima volta nella storia della rassegna le registe saranno la maggioranza. Tra lungometraggi, cortometraggi e film di animazione saranno 22 i film nella sezione Concorso a competere per la Lessinia d’Oro al miglior film in assoluto, la Lessinia d’Argento per il miglior lungometraggio e per il miglior cortometraggio e il Premio della Giuria. Nella sezione FFDLgreen, dieci film parteciperanno all’assegnazione del premio “Green Planet Movie Award”. Otto opere cinematografiche comporranno invece la sezione Montagne italiane. Il Festival nel Festival FFDL+ avrà in programmazione 29 film di animazione e cortometraggi per bambini e adolescenti: una selezione internazionale sui temi della natura, del rapporto tra il mondo dell’infanzia e quello adulto, degli interrogativi di fronte alle sfide climatiche. La Retrospettiva renderà omaggio alla lingua madre vista dalla prospettiva femminile con quattro film di altrettante registe. Tra gli eventi speciali, il Festival presenterà, in anteprima assoluta, uno spettacolo visivo e musicale con la proiezione di rare immagini della trasmissione L’Italia dei dialetti, per gentile concessione degli archivi Rai, accompagnate dall’esibizione musicale di canzoni nei dialetti italiani. Claudio Melotti, sindaco di Bosco Chiesanuova: «La lingua madre è molto più dell'idioma che impariamo da bambini. È il luogo in cui prendono forma la nostra identità, la memoria delle generazioni che ci hanno preceduto, il rapporto con il paesaggio che abitiamo e con la comunità di cui facciamo parte. Ogni territorio custodisce un lessico che racconta ciò che per quella comunità è importante, nomi che nessun dizionario può sostituire. Quassù, in Lessinia, una montagna non è soltanto una montagna, è il Tomba, un sentiero non semplicemente un percorso, ma il Sentér dei Contrabandieri con i baoni a segnare il passo tra i muretti a secco. La possa non è solo un elemento ricorrente nel paesaggio dei pascoli, ma un elemento indispensabile per la vita e l'economia, la spanarola non solo un piatto di legno per separare la panna dal latte, ma il condensato di secoli di vita in malga. La lingua madre non è soltanto quella che impariamo a parlare. È prima di tutto quella che impariamo ad ascoltare: in occasione del 32° Film Festival della Lessinia, diventa ascolto delle storie che arrivano da altri popoli, perché ogni incontro autentico comincia sempre dalla disponibilità ad accogliere la voce dell'altro. In un tempo in cui disponiamo di strumenti sempre più sofisticati per comunicare e, paradossalmente, fatichiamo a comprenderci, riscoprire la lingua madre significa ritrovare il valore del dialogo e della relazione. Il Festival ci invita a custodire la memoria e a tutelare la nostra terra attraverso oltre cento iniziative che coinvolgono Bosco Chiesanuova, animando il teatro, le piazze, gli spazi espositivi e i luoghi della quotidianità. Lo fa investendo nelle giovani generazioni, creando ponti con gli anziani. Le storie che vedremo arriveranno da montagne lontane e da culture diverse, ma parleranno una lingua che tutti possiamo comprendere: quella dell'umanità, della ricerca delle proprie radici e del desiderio di costruire il domani, senza dimenticare da dove veniamo. Perché ogni lingua madre ci insegna che l'identità non è un confine, ma il primo passo verso l'incontro». Nadia Massella, presidente del Film Festival della Lessinia: «“La vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”, così scrive Gabriel García Márquez nella sua autobiografia. In questi più di trent'anni di Festival abbiamo narrato in italiano e nelle lingue di tutto il mondo storie e vite che ci hanno fatto conoscere altre culture. Gli idiomi che abbiamo ascoltato o parlato sottintendono la magia del linguaggio dove convivono unicità e diversità. Come Homo sapiens apparteniamo tutti alla stessa specie e alla nascita siamo tutti ugualmente dotati della possibilità di imparare una lingua, ma poi ognuno di noi apprende quella di chi ci ama e ci aiuta a crescere, la cosiddetta lingua madre, e da qui nascono le diversità. Chi ci insegna una lingua non ci trasmette un semplice elenco di parole, ma ci educa a combinare i vocaboli in modo da formare frasi che abbiano un senso, ci fa sentire i toni, le espressioni del parlato e ci comunica un modo di guardare la vita. Nel mondo ci sono 197 Stati e si parlano più di 7.100 lingue e questo ci fa capire come all'interno di uno stesso Paese coabitino lingue e dialetti diversi. Anche in Italia convivono, accanto alla lingua ufficiale, quelle minoritarie e i dialetti e questa è una grande ricchezza in termini di vocaboli, di espressioni, di modi di dire e di cultura. Possiamo inoltre considerare le lingue come organismi viventi che si evolvono con il passare delle generazioni, che camminano assieme alle persone e non conoscono confini storici o geografici, che portano pensieri, sentimenti, emozioni che tessono relazioni e condivisioni, che lanciano offese, rivalità e odio. Le lingue sono il nostro modo di essere e di entrare in contatto con noi stessi e con gli altri siamo noi che scegliamo come comunicare e quindi, come diceva il carissimo amico Attilio Benetti, citando l'arguto proverbio, prima de parlar tasi». Alessandro Anderloni, direttore artistico del Film Festival della Lessinia: «Un Festival che si ostina a dare voce, da trentadue anni, a quante più lingue del mondo sia possibile. Accadrà anche nei dieci giorni di programmazione e nei 107 eventi di questa edizione, con un atto di opposizione all’imperante omologazione culturale che sembra, inarrestabile, travolgere tutto e tutti. Perché, se il seme della diversità, della conservazione di usanze e tradizioni, di un rapporto autentico con la propria terra potrà ancora dare i suoi frutti, questo avverrà sulle montagne, nelle terre rurali, nei luoghi non urbanizzati, nelle periferie più appartate. Nell’esplorare l’omaggio tematico di questa 32a edizione, quello alla “lingua madre”, ci siamo imbattuti in voci che reclamano la diversità, non in nome di chiusure ideologiche ma come bisogno vitale di succhiare dalle radici della propria storia personale, così come abbiamo succhiato la lingua della nostra infanzia dalla mammella di nostra madre. Ci nutriranno, nei dieci giorni di Bosco Chiesanuova, 83 film provenienti da 43 paesi con 27 anteprime italiane, e accanto al programma cinematografico, libri, mostre, incontri, laboratori, escursioni, concerti, convivialità in una stimolante e preziosa babele culturale. Come si spengono i dialetti e le lingue minoritarie, c’è rischio che il Festival smarrisca la propria voce originaria, annacqui l’accento che lo contraddistingue e lo rende riconoscibile nel grande mare degli eventi cinematografici e culturali, il respiro che ne scandisce il ritmo. Ecco che approfitteremo di questo trentaduesimo scampolo di fine estate a Bosco Chiesanuova per cercare di non perderci e in questo stare insieme di voci del mondo, riconosceremo, è certo, anche la nostra propria voce. Perderla sarebbe perderci, svilirla svilirci. Che il Film Festival della Lessinia sia per tutti e tutte voi, amici e amiche, una voce generatrice». Un grande, internazionale evento, il XXXII Film Festival, che, ancora una volta, trasforma in centro internazionale di alta cultura filmata la veronese, lessinica Bosco Chiesanuova. Bella, l’attenzione, nell’attuale edizione, alle lingue, grande dote dell’umanità, che aiuta a conoscere, a costruire e, al tempo, creare amicizia, comprensione e solidarietà fra le genti del globo. Le quali, oggi, attraverso i diversi idiomi, implorano “Pace”! Nella foto: la presidente del Film Festival della Lessinia, Nadia Massella, e il direttore artistico, Alessandro Anderloni.
Pierantonio Braggio



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