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| Gioved 10 Settembre 2026 |
Natascia Marchi è una scrittrice con un vissuto di resilienza .Le chiedo di raccontarsi per noi.
“Mi chiamo Natascia Marchi, sono nata a Soave il 22 luglio 1992 e, se la mia vita fosse una serie TV, gli sceneggiatori avrebbero decisamente esagerato con i colpi di scena. Partiamo dall'inizio: da bambina, per gravi difficoltà familiari, gli assistenti sociali mi hanno tolta da casa e sono stata inserita in un istituto. Tornata poi in famiglia, la situazione è rimasta complessa. Ma la vera svolta è arrivata alle superiori, grazie all'incontro con Alice: lì non ho trovato solo un'amica, ma una sorella vera e propria. E con lei, finalmente, la mia vera casa. Un porto sicuro che mi ha accolta, salvata, riempita d'affetto — dove nessuno mi ha chiesto di essere altro che me. Nelle scuole, ai ragazzi, lo ripeto sempre: l'amore è gratis. Non devi meritartelo a tutti i costi, non devi sforzarti di essere diverso per ottenerlo. Una persona ti ama per quello che sei, non per quello che vorrebbe tu fossi. Nella famiglia di Alice, diventata a tutti gli effetti la mia, ho scoperto la forma più alta e pura d'amore. Mi hanno insegnato che la famiglia non è una questione di sangue, ma un luogo dell'anima in cui ti senti finalmente te stessa, protetta, al sicuro. Se oggi ho la forza di mettere la mia vita a disposizione degli altri, lo devo solo ed esclusivamente a loro. Di supporto ne ho avuto bisogno: nel 2016, a 23 anni, mi è arrivata la diagnosi di sclerosi multipla. Reazione? Piangere? Nah, meglio scriverci sopra. Da lì è nato il mio primo libro, Fermi tutti, sto sclerando (Youcanprint, 2019), per sfatare i troppi falsi miti su questa patologia. Ci ho preso gusto, e ho poi pubblicato E vissero tutti sclerati e contenti (BookSprint, 2023), uno spin-off incentrato su un personaggio chiave del primo lavoro. I libri sono stati la mia ancora di salvezza quando il mondo là fuori faceva troppo rumore. Oggi che ho 34 anni, e dieci di convivenza con la malattia, quell'amore per le parole si è trasformato in un impegno concreto. Faccio parte del gruppo culturale Iter Itineris, con cui sviluppiamo progetti di divulgazione per il nostro paese: una realtà fantastica, sempre pronta a sostenere le nostre idee. Dall'incontro con Elisa Rancan è nato il progetto "L'importanza di essere considerati sbagliati", in cui abbiamo coinvolto in un secondo momento Marco Quintarelli, creando poi tutti e tre insieme il podcast "Sotto pelle", per portare nelle scuole la diversità a 360 gradi. La mia storia dimostra che la vita può colpirti duro, ma quando attorno hai l'amore vero, puoi fare qualsiasi cosa. Quando ricevi un dono così grande, hai il dovere morale di restituirlo, spezzando l'egoismo e costruendo una catena di aiuto verso il prossimo. Perché la diversità non è una colpa, e la malattia non è una condanna: il vero fallimento è attraversare la vita senza lasciare una traccia d'amore per chi sta ancora combattendo al buio. L'amore vero non ti sceglie nonostante le tue differenze: ti sceglie proprio per quelle, perché è nella crepa che entra la luce, ed è lì che si nasconde la parte più vera di te.”
Piera Legnaghi

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