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Adhd e spettro autistico, Villa Santa Chiara, Verona: l’importanza della cooperazione tra scuola, famiglie, medici di base e specialisti per la diagnosi precoce. «Diagnosi e cura migliorano il presente e il futuro: riconoscere i disturbi può prevenire di
Una «rete,» tra scuola, famiglia, medici di base e specialisti per affrontare l'Adhd e i disturbi dello spettro autistico. A lanciare la sfida è la Casa di Cura Villa Santa Chiara di Quinto, in un convegno, dedicato al neurosviluppo, nell'arco della vita, intitolato «Adhd e disturbi dello spettro autistico – Dalla diagnosi alla cura, dall'età evolutiva all'età adulta». Una giornata che promuove una svolta nell'approccio all'Adhd (il disturbo da deficit di attenzione e iperattività) e non solo, perché «i disturbi del neurosviluppo accompagnano la persona lungo tutta la vita, cambiando forma e bisogni di cura, sebbene il sistema dei servizi continui spesso a leggerli, come questioni della sola infanzia», come evidenziato dal coordinatore scientifico del convegno, Marco Bortolomasi. La cornice è quella Verona, on cui sono circa 1.200 le nuove diagnosi o i rinnovi elaborati, ogni anno, per Dsa, ossia, quei disturbi specifici dell'apprendimento che secondo i dati ministeriali coinvolgono lƎ% degli studenti di scuole veronesi di primo grado, il 7.9% degli studenti di scuole di secondo grado e il 2.1% degli studenti delle primarie, con i licei e gli istituti tecnici e professionali del territorio sopra la media regionale.
«Creando quella rete — dice Bortolomasi, coordinatore dell'attività clinica e organizzativa dei reparti di Villa Santa Chiara — si può contrastare la riduzione del funzionamento psico-sociale data da Adhd e disturbi dello spettro autistico. Se curo bene l'Adhd di un bambino o adolescente ne riduco, ad esempio, i sentimenti di insicurezza e inadeguatezza o comportamenti di disattenzione e isolamento che possono portare a loro volta a comportamenti aggressivi o anche a tentativi di suicidio. Ciò serve a prevenire alcuni disturbi psichici, molto correlati nell'adulto, da quelli dell'umore alle dipendenze, che nascono dall'azione "tranquillante" delle sostanze». Il seminario, rivolto a medici, psicologi ed educatori, a Villa Santa Chiara ha visto ospiti i professori Andreas Conca, direttore del servizio psichiatrico dell'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige, e Gabriele Masi, direttore di Psichiatria e psicofarmacologia dell'età evolutiva all'Irccs Fondazione Stella Maris, ospedale di alta specializzazione per la neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza in Toscana. Tramite il suo focus «Adhd lungo la vita, dal bambino all'adulto», Conca ha sottolineato che «Se nei bambini l’Adhd non viene riconosciuta, la situazione può peggiorare nel tempo e possono insorgere altri disturbi, come la depressione, il disturbo bipolare, l’uso di sostanze, fino ad arrivare anche a fenomeni di suicidio. Riconoscere precocemente l’Adhd e utilizzare le tecniche e gli interventi che abbiamo a disposizione significa offrire una speranza di cura a questi bambini, adolescenti e adulti». Nei bambini il ruolo dei genitori e degli insegnanti è fondamentale per riconoscere che questi bambini non sono soltanto vivaci, felici e fantasiosi, ma possono vivere anche una sofferenza, perché si sentono diversi e spesso vengono bullizzati. È importante, quindi, prestare maggiore attenzione a questa sofferenza, che può avere un nome e un cognome, come nel caso di una diagnosi di Adhd. Aggiunge Conca: «Nell’adulto, invece, la situazione cambia. Spesso l’Adhd non viene riconosciuto. Quello che emerge sono la depressione, i disturbi d’ansia, i disturbi di personalità, ma anche le difficoltà nella vita quotidiana, i problemi nelle relazioni. Tutto questo può indicare che alla base ci sia qualcos’altro, per esempio proprio Adhd. Studi recenti, peraltro, dimostrano che «l'instabilità del neurosviluppo si riflette in un sistema immunitario disequilibrato». La diagnosi è allora «necessaria per un progetto di vita» mentre, nell'ambito della cura, «a volte la soluzione può essere semplice come un farmaco che permette di ritrovare la concentrazione necessaria». Nel suo intervento, dal titolo: «Lo spettro autistico, dal riconoscimento precoce alla presa in carico», Masi ha ricordato che «se vogliamo stabilire un confine tra una situazione normale e una patologica è quando tale situazione interferisce con la vita quotidiana della persona, impedendole di fare quello che vorrebbe, potrebbe e saprebbe fare». In generale, «intercettare presto i disturbi e fare un intervento psicoeducativo, psicoterapeutico, famigliare e ambientale, alcune volte anche con uso di farmaci, può portare a risultati importanti nell'intero percorso evolutivo della persona». È stato Bortolomasi a introdurre e disegnare la rotta del convegno. «L'incremento di diagnosi di Adhd sia nell'infanzia sia negli adulti non significa che il disturbo stia aumentando. Sta crescendo semmai la consapevolezza e il merito è dei criteri diagnostici più sensibili a nostra disposizione. Diagnosticare prima vuol dire aiutare i ragazzi oltre che le loro famiglie favorendo uno sviluppo psico-patologico meno accentuato. Ma anche una diagnosi dopo i 18 anni è importante perché permette di affrontare meglio le difficoltà». Perché la «rete» tra scuola, famiglia, medico di base e specialisti cioè neuropsichiatri? «Perché alla base di una buona cura c'è la collaborazione che si tramuta in scambio di conoscenze a proposito della persona, della sua vita, delle sue esigenze», risponde Bortolomasi, che definisce «molto importante il filtro della famiglia». Oggi ad esempio «molti giovani "curano" con le sostanze stupefacenti alcuni degli effetti legati ai disturbi di cui ci occupiamo, come depressione, ansia, stress o difficoltà di attenzione. Tali situazioni devono essere note allo specialista. Uno dei motivi è che, anche qualora lo si ritenesse necessario e utile alla cura, non si possono prescrivere farmaci a chi usa stupefacenti». Secondo Bortolomasi la citata «rete» è importante anche per superare «lo stigma rispetto all'affidarsi a uno psicologo», così come «lo scetticismo rispetto ai farmaci, che non sostituiscono gli altri interventi ma riducendo l'impatto dei sintomi possono far sì che la persona utilizzi meglio le proprie risorse nella vita. Ce ne sono di molto efficaci in Italia – ha rimarcato Bortolomasi – e una cura farmacologica tempestiva aiuta moltissimo la persona. Tale cura, se avviata per tempo, riduce anche la necessità di farmaci in futuro, visto e considerato che l'Adhd porta a disturbi psichiatrici secondari che, come detto, si collegano al successivo uso di sostanze». Un convegno, quindi, il cui contenuto, basato su dati di fatto, invita, sollecita ad attentamente prevenire, prima che curare. Nella foto. da sinistra, Masi e Botolomasi.
Pierantonio Braggio

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