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Venerdì 30 Ottobre 2026
A CASTELVECCHIO ‘LA VENERE DI TIZIANO E IL RINASCIMENTO MUSICALE’

A cento anni dalla sua inaugurazione, il Museo di Castelvecchio celebra la propria storia con un’esposizione che mette in dialogo le arti visive e la musica, restituendo al pubblico la ricchezza della cultura rinascimentale. Da domani, sabato 31 ottobre, apre al pubblico La Venere di Tiziano e il Rinascimento musicale. Musica per gli Occhi dal Museo del Prado alla Città di Verona, in programma fino al 31 gennaio 2027 nella Sala Boggian.

Cuore dell’esposizione è la Venere con un cagnolino e un suonatore di organo di Tiziano Vecellio, capolavoro proveniente eccezionalmente dal Museo del Prado di Madrid. Attorno al dipinto prende forma un percorso che attraversa il rapporto tra pittura e musica, il pensiero umanistico e la vita culturale della Verona del Cinquecento, quando la pratica musicale rappresentava un elemento centrale della formazione intellettuale e della socialità.

Curata da Francesca Rossi, Luca Fabbri e Michele Magnabosco, la mostra nasce da una consolidata collaborazione scientifica tra il Museo di Castelvecchio e il Museo del Prado, diretto da Miguel Falomir Faus, rafforzata nel 2025 in occasione della grande mostra monografica madrilena dedicata a Paolo Caliari, detto il Veronese. Promossa dal Comune di Verona, Assessorato alla Cultura, Direzione Musei Civici – Museo di Castelvecchio, insieme al Museo del Prado e all’Accademia Filarmonica di Verona, partner scientifici, l’iniziativa si avvale della collaborazione del Conservatorio “E. F. Dall’Abaco” di Verona, del patrocinio della società Amici della Musica di Verona, e del supporto della Fondazione Cariverona e di The Amenc Family Initiative for Art e EDHEC Business School. La mostra è ideata e organizzata dai Musei Civici di Verona - Museo di Castelvecchio e co-prodotta con Civita Mostre e Musei.

Un capolavoro, tre protagonisti e una storia da riscoprire
Accanto alla Venere di Tiziano, il pubblico potrà ammirare due importanti testimonianze della pittura veneziana: la Contesa tra le Muse e le Pieridi di Jacopo Tintoretto, realizzata intorno al 1545 e appartenente alle collezioni di Castelvecchio, e l’Autoritratto con madrigale di Marietta Robusti, figlia di Tintoretto, pittrice e musicista, proveniente dalle Gallerie degli Uffizi. Intorno a queste opere si sviluppa un itinerario di circa trenta testimonianze tra dipinti, sculture, strumenti musicali, libri di musica e partiture originali. I prestiti provengono, tra gli altri, dall’Accademia Filarmonica di Verona, dal Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, dalla Biblioteca Civica e dalla Biblioteca Capitolare di Verona e dalla Fondazione Cariverona.

L’allestimento è pensato per favorire una fruizione lenta e attenta, in modo da soffermarsi sui dettagli, sui gesti dei musicisti raffigurati e sugli oggetti che popolano le scene. Accanto ai dipinti sono esposti strumenti corrispondenti a quelli rappresentati nelle opere, tra cui cornetti e flauti rinascimentali, insieme a libri di madrigali manoscritti e stampati, in gran parte provenienti dall’Accademia Filarmonica, la più antica accademia musicale d’Europa.
Per l’occasione, i dipinti delle collezioni civiche abitualmente esposti tra la Reggia e la Galleria sono stati riuniti in Sala Boggian, trasformata in uno spazio in cui osservazione e ascolto si completano reciprocamente.

Sei sezioni per raccontare il Rinascimento musicale
Il percorso espositivo si articola in sei sezioni, che ricostruiscono le principali tappe della storia musicale e artistica veronese, dal primo Cinquecento alla memoria novecentesca della Sala Boggian.

1. Gli esordi. Verona città di musica. Nel Cinquecento la musica contribuisce a definire l’identità culturale di Verona, intrecciando erudizione umanistica, mecenatismo nobiliare e devozione religiosa. La sezione si apre con un’allegoria attribuita a Francesco Bonsignori, nella quale due putti sollevano un sipario per rivelare una veduta della città e introdurre la musa Tersicore. Seguono il frammento d’affresco di Nicolò Giolfino, con la musa intenta a suonare il sio, in dialogo con una frottola del veronese Bartolomeo Tromboncino del 1507, e le miniature di Francesco e Girolamo Dai Libri.

2. Concerti all’aperto Jardins d’amour. Due dipinti della metà del XVI secolo mostrano come la musica possa assumere significati differenti in relazione agli ambienti e alle occasioni. Nel Concerto di Giovanni Battista Zelotti, proveniente dalla Villa Foscari “la Malcontenta”, progettata da Andrea Palladio, il paesaggio diventa luogo ideale di armonia tra natura, arte e sentimento. Nel Concerto a tavola di Ambrosius Benson e bottega, datato 1545, la musica accompagna invece il banchetto, introducendo anche una riflessione di carattere morale. Il dipinto è presentato insieme a una traversa originale coeva.

3. L’Accademia Filarmonica: “ridotto di nobili esercitij”. Fondata nel 1543, l’Accademia Filarmonica riunisce musica, poesia, studi umanistici, teatro e arti figurative, affermandosi come una delle istituzioni più importanti della vita culturale cittadina. Tra i suoi membri figurano anche i pittori Domenico e Felice Brusasorzi e Alessandro Turchi. In mostra sono presentati, tra gli altri, il Banchetto di Enea e Didone di Bonifacio Veronese, proveniente dalla Fondazione Cariverona, e un esemplare del Primo libro della Eneida di Virgilio, donato all’Accademia nel 1564 dal poeta Giovanni Andrea dell’Anguillara.

4. Tiziano, la Musica e le Muse. È il fulcro dell’esposizione, dedicato al confronto tra le arti e al ruolo della donna nella cultura rinascimentale. La Venere con un cagnolino e un suonatore di organo del Prado, databile intorno al 1550, costituisce la prima versione nota del soggetto della Venere con il musico, che Tiziano avrebbe poi ripreso in almeno cinque varianti. Una recente indagine radiografica ha rivelato una prima ideazione più audace: la donna guardava direttamente l’amante, prima che il pittore introducesse il cagnolino e modificasse la direzione del suo sguardo.
Accanto al capolavoro tizianesco è esposto l’Autoritratto con madrigale di Marietta Robusti, unica opera autografa nota della pittrice, presentato insieme allo spartito di Madonna per voi ardo di Philippe Verdelot, anche nell’edizione originale. La sezione si completa con la figura del soprano Laura Peverara, celebrata dall’Accademia Filarmonica nella raccolta madrigalistica Il Primo Lauro, esposta in originale accanto al ritratto di Bartolomeo Carteri - autore di uno dei madrigali - dipinto da Felice Brusasorzi intorno al 1580.

5. All’ombra di Apollo: la stagione di Palazzo Bevilacqua. Nella seconda metà del Cinquecento, il palazzo del conte Mario Bevilacqua, progettato da Michele Sanmicheli, diventa uno dei principali centri dell’umanesimo veronese e ospita uno dei più celebri ridotti musicali italiani. La Contesa tra le Muse e le Pieridi di Tintoretto, concepita originariamente come coperchio di uno strumento a tastiera, dialoga con il Quinto libro di madrigali di Giaches de Wert del 1571. Completano la sezione un gruppo di busti di imperatori romani un tempo collocati sulla facciata del palazzo, il Primo libro de madrigali a cinque voci di Maddalena Casulana del 1583, testimonianza della prima donna nella storia della musica occidentale a pubblicare proprie composizioni, e il Giardino de madrigali del 1578, prima
stampa musicale realizzata a Verona, conservata dalla Biblioteca Capitolare nell’unica copia nota.

6. Lo spazio espositivo: Sala Boggian e la sua memoria musicale. La mostra si conclude con uno sguardo alla storia dello stesso ambiente che la ospita. Nata come Salone dei Concerti, tra il 1926 e il 1943 la Sala Boggian fu uno dei fulcri della vita musicale veronese, accogliendo oltre 250 concerti della Società Amici della Musica. Ricostruita dopo i bombardamenti del 1945, venne decorata nel 1947-1948 da Pino Casarini con un fregio affrescato dedicato alla storia della musica, oggi celato dal velario. In occasione dell’esposizione, il fregio torna visibile attraverso una proiezione immersiva basata sulla prima campagna fotografica completa degli ultimi cinquant’anni, realizzata dallo studio ResMes di Giuseppe Marinelli anche con l’ausilio di droni.

Una mostra da ascoltare: concerti, strumenti storici e nuove sonorità
La musica non è soltanto il soggetto delle opere, ma una presenza viva che accompagna l’intera visita. Grazie alla collaborazione con il Conservatorio “E. F. Dall’Abaco” di Verona, gli strumenti, i manoscritti e i dipinti tornano a dialogare con i repertori che ne hanno accompagnato la storia. Gli studenti del Dipartimento di Musica antica hanno realizzato un video dedicato agli oggetti esposti e un programma di concerti su strumenti storici che si svolgeranno in Sala Boggian durante il periodo della mostra. Gli studenti di Musica elettronica hanno invece predisposto un intervento di carattere didattico realizzato appositamente, pensato per accompagnare il pubblico lungo tutto il percorso espositivo.

Il programma musicale si estende anche alla Sala Maffeiana, che ospiterà un concerto dell’Ensemble L’Isola di Cambridge promosso dall’Accademia Filarmonica, e alla chiesa di San Domenico al Corso, con un concerto dell’Ensemble vocale e strumentale DeSidera, promosso dai Musei Civici di Verona.

A questa dimensione performativa si affianca un progetto destinato a lasciare un’eredità permanente al museo. Michele Magnabosco ha infatti predisposto un itinerario dedicato alle opere a tema musicale del Rinascimento presenti nelle collezioni civiche, presentato in mostra attraverso un video a scorrimento continuo. Il progetto potrà diventare uno strumento di orientamento per i visitatori anche nel percorso museale permanente.

Cento anni di Castelvecchio, tra storia e futuro
Con La Venere di Tiziano e il Rinascimento musicale, il Museo di Castelvecchio celebra il proprio centenario mettendo in relazione la storia delle collezioni, la ricerca scientifica e la valorizzazione del patrimonio musicale veronese. Il dialogo con il Museo del Prado, la collaborazione con le istituzioni culturali cittadine e il coinvolgimento delle nuove generazioni di musicisti restituiscono alla mostra una dimensione internazionale e, al tempo stesso, profondamente legata alla città.

La visita può proseguire lungo il percorso permanente del museo, dove si conservano altre testimonianze del rapporto tra arte e musica: tra queste, la Santa Cecilia del Maestro di Sant’Anastasia e le campane di età scaligera, esposte al piano terra. Pur non facendo parte della mostra, entrambe sono consigliate dai curatori per il loro valore documentario e per la possibilità di approfondire la presenza della musica nell’arte sacra medievale, nel contesto dell’allestimento progettato da Carlo Scarpa.

La mostra è accessibile dall’ingresso del Museo di Castelvecchio ed è accompagnata da un catalogo edito da Franco Cosimo Panini e curato da Francesca Rossi, Luca Fabbri, Michele Magnabosco e Fausta Piccoli.



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