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Sabato 30 Maggio 2026
Concluso il progetto di studio e conservazione sul capolavoro di Piet Mondrian "Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 Composizione con rosso 1939"

La Collezione Peggy Guggenheim annuncia il completamento del progetto di studio, ricerca e conservazione di Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 Composizione con rosso 1939 (1938–1939) di Piet Mondrian, avviato nel 2021 dal dipartimento di conservazione del museo. Tra le opere più iconiche della collezione della mecenate, il dipinto è oggi nuovamente esposto al pubblico in occasione della mostra Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista, aperta fino al 19 ottobre, 2026.



Realizzato tra il 1938 e il 1940, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, il dipinto rappresenta uno dei momenti più alti della ricerca neoplastica di Mondrian. Apparentemente rigorosa nella sua struttura geometrica, l’opera si è progressivamente rivelata, attraverso oltre cinque anni di studio interdisciplinare, una sofisticata costruzione di superficie, luce e spazio. La ricerca, cominciata nel 2021, nasce dalla necessità di rivalutare le conseguenze del restauro eseguito a New York nel 1968, durante il quale il dipinto venne pulito, verniciato, rintelato, montato su un supporto a nido d’ape e dotato di una nuova cornice. Interventi che avevano ato l’aspetto originario dell’opera, appiattendo il sottile rapporto tra superfici opache e lucide e oscurando il complesso trattamento della luce, della texture e dello spazio elaborato dall’artista.



Lo studio, la ricerca e l’intervento di restauro sono stati condotti da Luciano Pensabene Buemi, Head of Conservation and Technical Research Collezione Peggy Guggenheim, in collaborazione con i dipartimenti di conservazione del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, insieme a numerosi istituti di ricerca e musei internazionali e ai principali studiosi ed esperti di Mondrian. L’intero progetto si è così sviluppato come un’indagine interdisciplinare che ha intrecciato conservazione, analisi scientifiche, ricerca archivistica e studi tecnico-artistici, trasformando l’intervento conservativo in un’occasione per approfondire la comprensione della concezione spaziale e materica dell’opera e per ricostruirne le condizioni percettive originarie.



Uno degli aspetti centrali della ricerca ha riguardato le linee nere di Mondrian, la cui complessità materica e il cui trattamento superficiale si sono rivelati elementi fondamentali dell’indagine. Le analisi hanno dimostrato come l’artista costruisse queste superfici attraverso molteplici strati sovrapposti di pittura e vernici, tornando ripetutamente sulle proprie composizioni nel corso del tempo per affinare proporzioni, superfici e relazioni spaziali. Mentre i campi bianchi e colorati conservano pennellate visibili e texture opache, le linee nere erano concepite da Mondrian come elementi lucidi e otticamente attivi. “Sai che le rendo lucide, altrimenti diventano morte”, scriveva l’artista nel 1920.



La pulitura dell’opera ha rappresentato uno degli aspetti centrali del progetto ed è stata condotta mediante sistemi gelificati sviluppati nell’ambito del progetto europeo GREENART, dedicato allo sviluppo di materiali sostenibili per la conservazione del patrimonio culturale. Il recupero delle condizioni originarie ha permesso di ristabilire l’equilibrio tra superfici opache e riflettenti, restituendo leggibilità alla complessa costruzione spaziale concepita dall’artista.



Fondamentale è stata inoltre l’indagine scientifica svolta nell’ambito dell’infrastruttura europea IPERION HS, in collaborazione con i laboratori CNR di ISPC e SCITEC, parte della piattaforma MOLAB dell’infrastruttura europea per l’Heritage Science E-RIHS. Il dipinto è stato esaminato mediante tecniche diagnostiche non invasive, indagini che hanno consentito di identificare modifiche compositive, tracce di stati precedenti ed evidenze del continuo processo di rielaborazione dell’opera da parte di Mondrian.



Un’altra componente cruciale della ricerca ha riguardato inoltre lo studio comparativo di oltre venti dipinti del periodo londinese e transatlantico dell’artista conservati in importanti musei internazionali, tra cui Buffalo AKG Art Museum, Centre Pompidou, Dallas Museum of Art, Fondation Beyeler, Kimbell Art Museum, Kunstmuseum Den Haag, Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen, Museum of Modern Art, Munson, National Gallery of Canada, Phillips Collection, Saint Louis Art Museum e Tate Modern. Tale confronto ha permesso di approfondire materiali, finiture superficiali, sistemi di incorniciatura e vicende conservative delle opere tarde di Mondrian.



Particolare attenzione è stata infine dedicata anche alla ricostruzione del sistema di incorniciatura originario concepito dall’artista. Lo studio comparativo e le fonti storiche hanno dimostrato come, dalla fine degli anni Trenta, Mondrian utilizzasse sistematicamente sottocornici arretrate e nastri telati dipinti come parte integrante della composizione, con l’intento di dissolvere la tradizionale separazione tra dipinto e cornice, e di costruire uno spazio tridimensionale continuo tra opera, parete e ambiente circostante. La cornice applicata durante il restauro del 1968 è stata quindi rimossa e sostituita con la ricostruzione della sottocornice originale, realizzata in collaborazione con Renata Pintus, Luciano Ricciardi e Francesca Bettini dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L'estensivo progetto di studio e restauro del dipinto ha così restituito una lettura dell’opera più vicina alla complessa concezione spaziale e percettiva originariamente elaborata da Mondrian.



L’intero progetto è stato reso possibile grazie al generoso sostegno di un donatore anonimo.



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