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Reti colabrodo. il 42% dell’acqua va sprecata: costo 758 milioni. Le città con più “falle” sono Belluno, Venezia e Rovigo.
Siamo di fronte a un'estate torrida e siccitosa, con un'emergenza idrica ormai alle porte. Alla luce di questa situazione così grave, occorre chiedersi, con la dovuta franchezza, se sia ancora accettabile continuare a disperdere in Veneto il 42 per cento della risorsa idrica immessa in rete. In altre parole, per ogni veneto, si contano giornalmente 154 litri di perdite d’acqua , che, si stima, diano luogo ad un impatto economico pari a 758 milioni di euro . La denuncia è sollevata dall’Ufficio studi della CGIA. Situazione critica in tutta Italia: in Veneto fatti tanti lavori. Basta sfogliare i quotidiani locali per rendersene conto: non c'è regione d'Italia che in queste settimane non faccia i conti con la carenza d'acqua. Non un'emergenza imprevista, ma la cronaca annunciata di un Paese che gestisce l'acqua come se fosse infinita, salvo poi stupirsi quando non lo è. E puntuale come ogni estate, il rischio di razionare un diritto — non un lusso — smette di essere un'ipotesi giornalistica e diventa realtà: la doccia che non funziona, il rubinetto a secco, il conto salato di anni di reti colabrodo e piani idrici mai realizzati. In Veneto, va ricordato, la situazione è meno critica che altrove. Dopo l'alluvione del 2010, le grandi opere e i numerosi interventi idraulici "minori" realizzati dalla nostra Amministrazione regionale hanno messo in sicurezza il nostro territorio, risparmiandoci le inondazioni che, invece, hanno colpito tragicamente l'Emilia Romagna nel 2023. Chi utilizza la risorsa idrica. In merito all’uso civile della risorsa idrica, ricordiamo che i destinatari non sono solo le famiglie, ma anche le Amministrazioni pubbliche (per edifici pubblici, uffici, scuole, ospedali), le attività di servizio (industriali e agricole situate però all'interno del tessuto urbano, ma non le grandi utenze industrialiagricole extraurbane, che rientrano in altre categorie di uso) e il Comune stesso (per usi collettivi come il lavaggio delle strade, l'irrigazione del verde pubblico e i fontanili ). Le cause delle perdite. In linea di principio, la dispersione idrica è riconducibile a più fattori: alle rotture presenti nelle condotte, all’età avanzata degli impianti, ad aspetti amministrativi dovuti a errori di misurazione dei contatori e agli usi non autorizzati (allacci abusivi). Va altresì sottolineato che la presenza di fontanili nei centri urbani e nelle zone di montagna, può dar luogo a erogazioni considerevoli e di conseguenza a elevate perdite . Quasi certamente, l’elevato tasso di dispersione presente in particolare a Belluno risente di quest’ultima fattispecie. La Basilicata è la regione più “sprecona”, l’Emilia Romagna quella meno. A livello regionale la situazione più critica si registra in Basilicata. In quest’area la dispersione d’acqua su quanto immesso in rete è pari al 65,5 per cento . Seguono l’Abruzzo con il 62,5, il Molise con il 53,9, la Sardegna con il 52,8 e la Sicilia con il 51,6. Il Veneto è all’undicesimo posto con un dato medio del 42,2 per cento. Per contro, la Lombardia con il 31,8 per cento, la Valle d’Aosta con il 29,8 e l’Emilia Romagna con il 29,7 sono le aree più virtuose del Paese. Le città con più “falle” sono Belluno, Venezia e Rovigo. Nella nostra regione la situazione più critica si registra nel Comune di Belluno che, a fronte di 678 litri pro capite d’acqua giornalieri immessi nella rete, ne perde 435, vale a dire il 64,2 per cento. Fontanili e condutture vecchie e malfunzionanti sono le cause di questo risultato. Situazione critica anche nel Comune di Venezia che a fronte di 517 litri giornalieri per abitante immessa nella rete ne disperde 216 (41,7 per cento). Per il capoluogo lagunare il piano di interventi messo a punto da Veritas è consistente: oltre 121,5 milioni di euro di lavori negli ultimi 3 anni, finanziati per più della metà grazie a 66 milioni del Ministero dell'Ambiente, con l'obiettivo di rendere la rete "profondamente efficientata" entro la fine del 2026. A questi si aggiungono 76 milioni di euro destinati specificamente alla manutenzione delle reti e infrastrutture, con la messa in servizio della nuova centrale idrica al Tronchetto. A Rovigo la perdita d’acqua tocca il 37,4 per cento, mentre a Verona si attesta al 34,9 per cento. Se a Padova il tasso è del 30,6, le situazioni più virtuose riguardano i Comuni di Vicenza e Treviso che disperdono rispettivamente il 21 e il 18,4 per cento. Mancati incassi per 758 milioni di euro. A fronte dei 3,8 miliardi di metri cubi di acqua persi in Italia nel 2022, l'Ufficio studi della CGIA è riuscito a stimare l'impatto economico di questa dispersione, utilizzando il prezzo medio per unità di misura calcolato a livello territoriale da Cittadinanza Attiva. A livello nazionale, il costo è stato pari a 9,8 miliardi di euro. Il Lazio è la regione con l'importo economico delle perdite più elevato, pari a 1,5 miliardi. Seguono Sicilia e Lombardia, entrambe con poco più di un miliardo. In Veneto, a fronte 312 milioni di metri cubi di acqua dispersa, si stima che l’impatto economico sia di 758 milioni di euro. Estrattivo, tessile e petrolchimico le realtà produttive più penalizzate. La crisi idrica non risparmia nessuno. Dopo l’agricoltura, l’allevamento e il turismo, a pagare il conto sono ora anche le micro e piccole imprese manifatturiere, quelle che nel processo produttivo dipendono in modo massiccio dall'acqua. A soffrire di più sono i settori ad alta intensità idrica: dall'estrattivo al tessile, dal petrolchimico al farmaceutico. Ma la lista è lunga e coinvolge anche gomma, materie plastiche, vetro, ceramica e cemento, oltre alla filiera della carta e alla lavorazione dei prodotti in metallo. Il problema, denunciano gli operatori del settore, è che si tratta spesso di aziende di piccole dimensioni, con margini ridotti e scarsa capacità di investire in tecnologie per il risparmio idrico. Una crisi, insomma, che si allarga a macchia d'olio e che chiama in causa la tenuta stessa di una parte importante del sistema produttivo italiano. Bisogna recuperare l’acqua piovana. Oggi in Italia si recupera appena il 10 per cento circa dell'acqua piovana: una percentuale troppo bassa per affrontare la crisi idrica che, ogni estate, torna a mettere in difficoltà famiglie e imprese. Un problema che tocca da vicino anche il mondo artigiano: dalle attività di autolavaggio ai laboratori alimentariristorazione, dalle imprese di pulizia agli acconciatori, dai caseifici alle lavanderie, sono tutte realtà che spesso sono tra le prime a subire razionamenti e disagi. Per evitare docce spente e rubinetti a secco occorre intervenire sulla rete idrica, colpita da dispersioni rilevanti e realizzare nuove infrastrutture: vasche di laminazione, trincee drenanti, invasi e grandi adduzioni. In questa fase di cambiamento climatico non possiamo più permetterci di sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un'occasione persa, anche per l'economia del territorio. Insomma, è necessario un piano infrastrutturale serio, investimenti immediati e la volontà politica di agire ora, non domani”. Circola, spesso, il giusto richiamo a non sprecare acqua e, quindi, a farne un uso corretto, evitandone inutile uso, ma, se, come sopra, leggiamo, molta, troppa acqua, elemento essenziale per la vita, di uomini, piante ed animali, nonché per il mondo produttivo, va perduta…, in milioni di metri cubi…, non c’è altra soluzione che provvedere, urgentemente, a riparazioni, a sostituzioni e all’introduzione di possibile, utile nuovo, per evitare le perdite sopra citate. Meglio agire tempestivamente, che un domani, dovere piangere…
Pierantonio Braggio

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